Draft Nba: chi è Nico Mannion, l'italiano che giocherà con Curry

Giovedì 19 Novembre 2020 di Marino Petrelli

Sulle orme del padre. Per fare anche meglio del padre. Nico Mannion, è ormai noto, vestirà la maglietta giallo blu dei Golden State Warriors che hanno creduto nel talento nato a Siena 19 anni fa, seppur chiamandolo al numero 48. E’ stata una nottata molto strana per Nico, fino a un mese fa dato quasi per certo tra i primi quindici, poi sceso intorno alla trentesima chiamata, fino a “sprofondare” alla 48. Quando ormai qualcuno stava pensando che nessuno lo avrebbe chiamato. Come è successo a Paul Eboua, scuola Stella Azzurra Roma e lo scorso anno a Pesaro, che evidentemente non ha convinto. Classe e maturità diversa rispetto al gioiellino azzurro che sembrava ad un passo dai Los Angeles Lakers con i quali la settimana scorsa aveva svolto alcuni allenamenti, un workout per dirla alla statunitense. Poi qualcosa è cambiato e alla fine, “tutto è bene ciò che finisce bene”. 

LE ORIGINI - Nico, all’anagrafe Niccolò, è nato nel 2001 a Siena ed è figlio di Pace Mannion, ex cestista statunitense, e di Gaia Bianchi, ex pallavolista di Guidonia. Il padre, originario di Salt Lake City, fu chiamato nel Draft del 1993 proprio da Golden State (al numero 43), per poi giocare anche con Utah, New Jersey e Milwaukee prima di trasferirsi in Italia nel 1989. Ci rimase tredici anni, durante i quali giocò a Cantù, Treviso, Reggio Emilia e Caserta, città in cui conobbe la moglie. Nel 2003, la famiglia torna negli Stati Uniti. Nico vive a Scottsdale e comincia a giocare alla Pinnacle High School, a nord di Phoenix. 20.2 punti e 4.7 assist a partita il primo anno, 23.4 e 4.7 il secondo e 30.4 e 6.2 il terzo. Nel 2017, anno in cui gioca gli Europei Under 17 con la Nazionale italiana (verrà poi chiamato l’anno successivo per una partita delle qualificazioni ai mondiali in Cina per evitare di perderlo dato il pressing delle selezioni giovanili Usa), sigillando in questo modo la sua origine, Chris Ballard di Sport Illustrated lo definisce "basketball prodigy", un quindicenne prodigio. Scegliere il College è cosa assai semplice, anche con anni di anticipo rispetto agli altri ragazzini del tempo. Arizona, a Tucson, dove al primo anno segna oltre 14 punti e smazza 5.3 assist a partita. La pandemia ne interrompe il cammino, ma da ieri il viaggio verso la gloria (si spera) è ripartito e anche in modo impetuoso.

COMPLIMENTI DA TUTTI - Il primo a complimentarsi è se stesso. “E’ la squadra adatta per me”, scrive in un tweet qualche ora dopo la chiamata dei Warriors. Con un immediato tweet, invece, la franchigia della California ha voluto ricordare la tradizione dei Mannion in maglia Warriors: “Tale padre, tale figlio”, il messaggio accompagnato dalle foto dei due. Nel mentre, era già arrivata la benedizione ufficiale di Steph Curry e quella dell’allenatore Steve Kerr che cinguetta “Bear down”, lo slogan degli Arizona Wildcats, il college che il coach e la sua prossima matricola hanno condiviso. Arrivano, tra gli altri, anche i complimenti di Gianni Petrucci, confermato ieri alla guida della Federbasket per altri quattro anni. “Bravo, avanti così”, il breve ma significativo messaggio.

PREGI E DIFETTI - Mannion è considerato da molti uno dei migliori passatori di questa classe, nonché uno dei playmaker più intelligenti. La sua comprensione e il suo feeling per il gioco sono indiscutibili, gestendo i pick and roll con grande capacità di lettura e riuscendo a servire i suoi compagni con tutti i passaggi immaginabili in quella situazione. E’ un buonissimo tiratore con i piedi per terra ed è ovviamente molto bravo ad attaccare una difesa già mossa. I dubbi che invece circondano l’azzurro riguardano soprattutto la metà campo difensiva e la consistenza del suo tiro: in quattro degli ultimi cinque anni ha sempre chiuso sotto il 33% dalla lunga distanza. Dal punto di vista fisico, Nico è uno destinato a soffrire tra i professionisti della NBA: alto 190 centimetri, ha un’apertura di braccia inferiore rispetto alla sua altezza. Dovrà cavarsela usando l’intelligenza, che non gli manca, e l’astuzia, che arriverà con il tempo e l’esperienza. Intanto, Nico si gode il momento. Il futuro è suo, anche in Nazionale che ha già detto di amare. La maglia azzurra ha rischiato di perderlo, ora gli affiderà le chiavi della regia, forse già al pre olimpico a Belgrado il prossimo fine giugno. La sua generazione, quella di Spagnolo e Moretti, di Banchero e Di Vincenzo, sta per sbocciare. La baia di San Francisco il trampolino, l'Nba la strada per la consacrazione. 

Ultimo aggiornamento: 21:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA