Superlega, l'emiro del Psg presidente Eca:
dalle regole aggirate a moralizzatore

Venerdì 23 Aprile 2021 di Francesco De Luca
Superlega, l'emiro del Psg presidente Eca: dalle regole aggirate a moralizzatore

Al vertice Uefa, convocato per discutere delle possibili sanzioni a carico dei ribelli a capo della Superlega, è probabile che l'emiro siederà al fianco del presidente Aleksander Ceferin. «Il calcio ha bisogno di brave persone in ruoli di alto livello e lui ha dimostrato di essere in grado di prendersi cura degli interessi di più club oltre al proprio», così il numero uno del calcio europeo, uscito vincitore nella folle battaglia voluta da Agnelli & co. e durata un attimo, ha accolto la nomina di Nasser Ghanim Al-Khelaifi alla presidenza della Eca, l'associazione di 234 club europei. Attenzione, non stiamo parlando di un filantropo o del capo di una squadra dilettantistica. Al-Khelaifi, 47 anni, è il numero uno del Paris St. Germain, primo club finito sotto la lente di ingrandimento dell'Uefa per violazione del Fair play finanziario, con le sue spese pazze e alcuni trucchi, come quello adoperato per la clamorosa operazione Neymar quattro anni fa. 

Com'è possibile che adesso riceva questi attestati di stima da Ceferin? Oltre a schierarsi subito contro la Superlega, Al-Khelaifi, presidente del fondo sovrano Qatar Investment Autorithy (60 miliardi di dollari) e titolare di un patrimonio personale di 6,2 miliardi, è anche al vertice di Bein Media Group che negli anni ha stretto accordi con l'Uefa e le più importanti leghe calcistiche europee per trasmettere le partite della Champions e dei campionati, versando milioni di euro. Si è poi molto impegnato per portare i Mondiali 2022 in Qatar, al punto da essere indagato per corruzione. È entrato così nel cuore di Ceferin e del presidente della Fifa, Gianni Infantino. 

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Al-Khelaifi siede già nell'esecutivo dell'Uefa e ha preso il posto di Agnelli nella Eca. Come il presidente della Juve, ha vinto tanto con il suo club in patria (7 Ligue1 e 6 Coppe di Lega) ma non è riuscito a coronare il sogno di conquistare la Champions: il Psg ha perso nello scorso agosto la finale con il Bayern Monaco, alleato contro i ricchi ribelli. Nessuno di quelli è più forte del boss del club di Parigi, entrato nel calcio dieci anni fa con un iniziale investimento di 50 milioni. I primi colpi sul mercato furono due calciatori del Napoli: Lavezzi nel 2012 per 32 milioni e Cavani un anno dopo per 64. Si accese subito il faro degli investigatori Uefa, con la sanzione di 22 milioni per violazione del Financial fair play e l'obbligo di un tetto per le spese. 

Lavezzi e Cavani sono stati niente rispetto a quanto il Psg ha speso successivamente. Nel 2017 l'acquisto choc di Neymar, 600 milioni sul tavolo tra cartellino, tasse e stipendi del brasiliano preso dal Barça, che aveva fissato la clausola rescissoria a 222. Come aggirare le regole? Facendo pagare la clausola direttamente a Neymar, a cui venne corrisposta quella cifra come sponsorizzazione per il Mondiale 2022. Poi il colpo Mbappé da 180 milioni. Per i debiti accumulati dal 2014 al 2016 - 255 milioni - era già scattata una maxi sanzione dell'Uefa annullata dal Tas per vizio di forma, sospetto secondo quanto scrissero i cronisti del New York Times. Presidente di un club che ha una rosa da 830 milioni e un fatturato da 640, con un'ipotesi di perdite per quest'anno superiore ai 200 milioni, Al-Khelaifi entra nella stanza dei bottoni per fissare alcune regole: ma non suonano strane, per uno come lui, parole come tetto degli ingaggi e limite per gli acquisti? 

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