Napoli, ecco il piano per la ripresa:
Gattuso al top in quattro settimane

Sabato 23 Maggio 2020 di Pino Taormina
Il pallone ha iniziato ad andare su e giù. Ma senza esagerare. Era dal 12 marzo che era assente. Palloni dall'odore particolare, perché sanificati di continuo. Nessun contatto, ancora nessun tackle. Con Ringhio che ha fatto fatica a far sentire la sua voce con quella mascherina che il dottor Canonico gli ricordava, praticamente in ogni istante, di dover tenere fisso sul viso. La fase 2 non è iniziata ieri a Castel Volturno, perché vista l'aria che tira Gattuso e soci hanno atteso la pec della Figc con il nuovo protocollo per dare il via alla fase degli allenamenti collettivi. Ma la mail non è mai arrivata. Solo intorno alle 18 il protocollo accettato dal Cts lunedì, è stato pubblicato sul sito del governo e dunque, solo da questa mattina, il tecnico azzurro potrà iniziare con partitelle vere. Ovvero 11 contro 11. Ieri tre gruppetti si sono sparpagliati per i tre terreni di gioco del centro tecnico e alla fine Gattuso ha anche iniziato a fare una esercitazione di tattica.

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Allenamenti veri, dunque, ed è il momento di accelerare. Perché senza altri sussulti del ministro Spadafora, il via della serie A è atteso tra il 13 e il 20 giugno. Playoff o ripresa del campionato dalla 27esima giornata. Quindi, è conto alla rovescia: secondo Gattuso, le squadre sono al limite per poter preparare al meglio, sotto il profilo atletico, il ritorno in campo. Lui ritiene che ci vogliano almeno 4 settimane di lavoro. E per lavoro intende quello che inizia oggi, con il protocollo approvato dopo il lungo braccio di ferro tra Figc, Aia e Comitato tecnico scientifico. Le sedute individuali, nonostante la durata, non possono essere paragonate al tipo di prestazione che arriva dagli allenamenti in gruppo. Anche i medici tirano il fiato: fino a sette giorni fa erano colpevoli di ogni cosa fosse avvenuta all'interno del gruppo-chiuso. Ora devono occuparsi del protocollo e dei test (il Napoli ieri ha eseguito il sesto tampone da inizio maggio: in pratica, ancor prima dell'entrata in vigore delle linee guida, già Canonico e il suo staff aveva previsto tamponi ogni 4 giorni seguendo le indicazione della Fmsi, la Federazione Medico Sportiva Italiana, l'unica società scientifica riconosciuta in quest'ambito). Il documento di 14 pagine fornisce nel dettaglio linee guida riguardo alle sessioni di lavoro che impedisce il ritiro-clausura e la quarantena di tutti in caso di un positivo.

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La Figc ha chiarito con una nota che «non è stata approvata alcuna norma che esoneri i club da pagamento stipendi, le mensilità di gennaio e febbraio dovranno essere regolarmente saldate entro il mese di maggio». Non è un tema di poco conto, al di là delle minacce dell'Assocalciatori (il vice presidente Calcagno ha spiegato che comunque non si ipotizza uno sciopero). Però, sotto il profilo legale, l'entrata in vigore del protocollo della Figc per la ripresa degli allenamenti collettivi può segnare uno spartiacque non di poco conto: perché se fino ad adesso le stesse sedute erano individuali e facoltative (dettaglio non di poco conto), ecco che da questo momento non lo sono più. E quindi i calciatori potrebbero pretendere di essere pagati. Tommasi pensa sia necessaria una contrattazione collettiva per trovare una intesa. De Laurentiis e capitan Insigne ne hanno parlato per due volte del tema del taglio dell'ingaggio. La prima volta, proprio pochi giorni prima la ripartenza del 4 maggio. In quella occasione, il presidente fece intendere che era necessaria una decurtazione date le difficoltà del movimento ma senza scendere nei dettagli. L'idea di qualche calciatore azzurro è di rinunciare a un solo stipendio e magari spalmare nel futuro 2 mensilità da qui a fine anno. Solo una idea. Serve una trattativa. Vera e propria. E con l'inizio degli allenamenti di squadra, serve anche che inizi il prima possibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA