Napoli troppo bello nel nome di D10S
ma che questo non sia un miracolo

Lunedì 30 Novembre 2020 di Anna Trieste

Il presupposto fondamentale da cui partire per spiegare la vittoria bella, superba e fiera del Napoli ieri sera con la Roma è che la partita si giocava in casa. In quello che ancora per poco è lo stadio San Paolo. Meta di pellegrinaggio da giorni da parte di migliaia di tifosi e appassionati per lasciare un saluto, una preghiera e un ricordo verso chi di quello stadio ha fatto un tempio sacro. Era inevitabile che tutto questo amore lasciasse una traccia. Un amore così pulito, puro, trasparente non poteva che diventare tutt'uno con quell'erba e quel cemento e non poteva che trascinare alla vittoria chi quel terreno di gioco era chiamato a onorarlo per un match di campionato, il primo dopo la scomparsa di Diego. I materialisti sbufferanno e invocheranno la buonanima di Cartesio ma persino il buon Renè davanti a Maradona posa la penna e se ne va a fare una bella marenna al bancariello del Gazebo fuori alla curva B.

 

E nel frattempo che lui è via succedono cose prodigiose. Insigne dopo settimane passate a misurare pali e traverse di tutti gli stadi italiani e stranieri fa un gol su punizione alla Maradona. Fabian, dopo mesi trascorsi a vagare per il campo cercando una posizione adeguata non dico a far gol ma almeno una prestazione buona per il Fantacalcio ingarra un tiro dalla distanza su assist di tacco di Mario Rui. Dopo giorni di abulia e sufficienza Mertens nonostante il vantaggio mette a segno un gol di rapina su ribattuta del portiere. E infine. Politano, intenzionato a far le cose come si deve e a celebrare D10S come D10S comanda, segna un gol mega galattico dribblando mezza squadra avversaria portiere incluso. Insomma, è possibile non credere ai miracoli. È lecito. Ma a Maradona come si fa a non credere? 

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