Cardinale Becciu, violati i diritti della difesa. Inchiesta da rifare

Nonostante l’ordine della Corte, i legali aspettano ancora il video-accusa di Perlasca

Giovedì 7 Ottobre 2021 di Franca Giansoldati
Becciu, violati i diritti della difesa. Inchiesta da rifare

Troppe lacune, errori vistosi nella fase istruttoria, soprattutto mancavano i presupposti per garantire agli imputati gli strumenti per una giusta difesa. In Vaticano il processo del secolo sulla compravendita del famoso palazzo di Londra e sulla gestione dei fondi riservati della Segreteria di Stato - che ha portato sul banco degli imputati dieci persone, tra cui il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto - è stato parzialmente azzerato.

La clamorosa decisione è stata comunicata dal Presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone, ieri mattina e non lascia spazio a troppi dubbi sul fatto che gran parte del lavoro vada rifatto, spezzandosi in più tronconi. Praticamente una debacle per l’accusa, come del resto ha ammesso anche lo stesso Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, nell’udienza di due giorni fa quando aveva fatto richiesta al Tribunale della «restituzione degli atti a questo ufficio per procedere». «L’errore su un fascicolo del genere è dietro l’angolo» aveva motivato. 

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PROVE

In pratica sono state annullate le citazioni a giudizio di Mauro Carlino, per tutti i reati contestati, così come dei finanzieri Raffaele Mincione, Fabrizio Tirabassi, Nicola Squillace; per il cardinale Angelo Becciu per il reato di peculato relativo al finanziamento di 100 mila euro alla cooperativa Spes di Ozieri, dove lavora anche il fratello, e per il reato di subornazione di teste, ovvero il tentativo di fare ritrattare monsignor Giorgio Perlasca, testimone chiave dell’accusa. Mentre restano in piedi quattro ipotesi di peculato e due di abuso di ufficio. Per Tommaso Di Ruzza annullato il decreto che ha disposto il giudizio per il reato di peculato (restano in piedi sei ipotesi di abuso d’ufficio e una di pubblicazione di documenti segreti).

 

 

Mentre rimangono inalterate le posizioni personali di Cecilia Marogna (peculato), di René Bruelhart (quattro presunti abusi d’ufficio) e del finanziere anglo-molisano Gianluigi Torzi, per il quale è stato dichiarato il legittimo impedimento, perché soggetto a misura cautelare a Londra. Diddi dovrà ora interrogare gli indagati sulle contestazioni che non gli erano state mosse prima del processo e, sulle nuove basi, decidere per un nuovo rinvio a giudizio o per l’archiviazione. Atti che potrebbero essere compiuti entro il 17 novembre, quando è stata fissata la prossima udienza. L’intenzione del Tribunale è comunque di riunificare tutte le posizioni in un unico procedimento. Entro il 3 novembre, invece, il promotore di giustizia dovrà depositare tutte le fonti di prova, inclusa la video registrazione in cui Perlasca accusa Becciu e altri soggetti.

E soprattutto chiarire se il monsignore sia indagato in un altro procedimento. Già quest’estate, Pignatone aveva emesso una ordinanza simile, totalmente disattesa. La “prova regina” sulla quale si basa tutto l’impianto accusatorio non era stata depositata per il timore che potesse finire in pasto ai mass media. «Una questione di privacy», ha sostenuto il promotore. Argomento smontato da Pignatone: «Non si comprende come la tutela alla riservatezza possa essere messa a rischio dalla pubblicità, propria della sede dibattimentale». 

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REAZIONI

Fuori dall’aula del tribunale era palese la soddisfazione di alcuni legali. «Sono contento – ha affermato Luigi Panella difensore del finanziere Crasso - perché il tribunale sembra iniziare a comprendere che bisogna garantire i diritti della difesa, anche se purtroppo ciò che si è verificato durante la fase istruttoria, con l’intervento di ben quattro rescripta papali che hanno stabilito una procedura penale eccezionale condiziona questo processo. E’ un vizio genetico che anche un’ordinanza del genere non riesce a sanare». Sulla base dei rescripta, infatti, sono stati fatti arresti, è stata mantenuta un’istruzione sommaria per tutta la durata del procedimento, sono state fatte intercettazioni telefoniche.

L’avvocato del cardinale Becciu, invece, Fabio Viglione sottolineava: «Ora è stato riconosciuto il nostro diritto di accesso ad atti e documenti necessari per l’esercizio del diritto di difesa. Dunque la prosecuzione dell’udienza dovrà essere preceduta, per ordine del Tribunale, dal deposito degli atti mancanti. Andiamo avanti certi dell’assoluta innocenza del Cardinale Becciu e della sua fedeltà alla Chiesa e al Santo Padre».

 

Ultimo aggiornamento: 10:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA