Abusi, il cardinale Woelki nella bufera resiste: ammette responsabilità morali ma niente dimissioni

Martedì 23 Marzo 2021 di Franca Giansoldati
Abusi, il cardinale Woelki nella bufera resiste: ammette responsabilità morali ma niente dimissioni

Città del Vaticano – Non cede alle pressioni esterne il cardinale tedesco Rainer Maria Woelki: l'arcivescovo di Colonia ha annunciato che non lascerà l'incarico dopo la pubblicazione (avvenuta la scorsa settimana) del rapporto choc sugli abusi nella sua diocesi, il cui bilancio è di quasi 400 vittime in un arco pluridecennale di tempo. Il cardinale è accusato da più parti di non aver inizialmente voluto la immediata pubblicazione del dossier della vergogna. Egli ha ammesso la sua responsabilità morale per aver voluto proteggere la reputazione del suo ufficio. 

«E' stata una cosa sbagliata» ma a suo parere le sue dimissioni «sarebbero solo un atto simbolico di breve durata». Molto meglio, a questo punto, migliorare le cose dall'interno del suo ufficio. «In futuro, farò tutto il possibile per garantire che, se possibile, non ci siano più errori».

Dal rapporto sugli abusi è emerso che Woelki ha agito doverosamente e legalmente, come nel caso di un prete accusato da un tribunale civile. «Non si tratta solo di fare la cosa giusta, si tratta di fare tutto ciò che è umanamente possibile. E io non l'ho fatto». Sarebbe stato meglio se avesse denunciato il caso a Roma, ha detto. Anche in un altro caso, avrebbe dovuto sospendere molto prima un ecclesiastico accusato.

Interrogato sulla sua responsabilità morale derivante dall'essere venuto a conoscenza di casi di abuso nel suo precedente ruolo di segretario personale del cardinale Joachim Meisner e di vescovo ausiliare di Colonia, Woelki ha sottolineato che non si era confrontato molto con la questione in quel periodo. Come segretario, non era stato coinvolto in questioni di personale, «almeno non per quanto riguarda gli abusi», ha detto. 

 

 

Woelki ha poi lanciato un appello alle 300 vittime, chiedendo loro di andare a parlare con lui. «Venite se volete e cercherò di ascoltarvi», ha detto alla agenzia tedesca KNA. Poi si è lasciato andare ad una amara riflessione a voce alta: per tanti di loro andare a parlare con un rappresentante della Chiesa dopo le terribili esperienze resta un passaggio difficile e assai duro.

Il cardinale ha chiesto modifiche alle norme canoniche. La chiesa deve «regolare la gestione degli abusi sessuali in modo più preciso e chiaro». Per esempio, il termine di prescrizione per le violenze sessuali deve essere esteso e devono essere eliminate le contraddizioni nella legge della chiesa e nelle linee guida dei vescovi tedeschi per trattare i casi di abuso. Woelki ha anche criticato il fatto che gli atti di abuso da parte dei sacerdoti sono ancora visti dalla Chiesa come una violazione della promessa di celibato. «Si tratta della continuazione di una prospettiva sbagliata», ha detto.

Woelki ha anche difeso la tutela e il controllo degli archivi diocesani: «Non deve e non sarà più possibile che spariscano pagine dai fascicoli o che interi fascicoli spariscano dagli armadi». 

Il rapporto sugli abusi nella diocesi ha messo in evidenza tante carenze gestionali nel passato. Per un totale di 75 violazioni da parte di otto funzionari, tra cui arcivescovi, vicari generali e responsabili del personale. Tra le persone accusate di tali violazioni ci sono l'arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse (54) e il vescovo ausiliare di Colonia Dominikus Schwaderlapp (53), che hanno già offerto le loro dimissioni al Papa, così come il defunto arcivescovo di Colonia, Joachim Meisner (1933-2017). 

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA