In tilt i sistemi informatici del Tribunale di Napoli, si torna alla carta

di Davide Cerbone

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Ritorno dal futuro. In un caldo giorno di luglio, il Tribunale di Napoli si sveglia due anni indietro e dall'era digitale ripiomba di colpo in quella analogica. Dalla tastiera alla penna, dall'impalpabilità del fascicolo elettronico alla tangibilissima carta, strumento «vintage», che però non tradisce mai. La scelta è obbligata: dal pomeriggio di giovedì un allagamento ha mandato in tilt i server del Coordinamento interdistrettuale per i sistemi Informativi automatizzati (Cisia), paralizzando l'intero apparato giudiziario del Sud. Il Cisia di Napoli, infatti, ha competenza sugli uffici giudiziari ricompresi nel territorio dei distretti delle Corti d'appello di Napoli, Salerno, Potenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Tutta colpa della rottura di un tubo dell'impianto di condizionamento: la fuoriuscita d'acqua ha danneggiato i server che fanno funzionare il processo telematico, sistemati nei sottoscala di piazza Cenni. E sì che la «diligenza del buon padre di famiglia», tanto per dirla in «legalese» - ma anche semplicemente il buonsenso - consiglierebbe di tenere l'acqua ben lontana dagli apparati elettrici. Ma tant'è. Il cervellone del ministero della Giustizia si è bloccato, creando notevoli disagi agli avvocati, che ieri mattina hanno trovato gli sportelli chiusi.

«Ormai si fa tutto tramite la piattaforma informatica, con un accesso protetto ai fascicoli. Se questo sistema salta, i disagi sono notevoli», spiega l'avvocato civilista Ferruccio Fiorito. La sua collega Monica Funaro tratteggia le quotidiane difficoltà di un percorso che è ancora ad ostacoli. «Sono a favore del processo telematico, che ha eliminato le file alla cancellerie. A patto, però, che all'avvocato sia garantito di sapere subito se il deposito è andato a buon fine», reclama.

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Sabato 8 Luglio 2017, 08:42 - Ultimo aggiornamento: 08-07-2017 09:55
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