Stuprata dal branco poi le minacce: «Zitta o ti bruciamo la casa»

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di Leandro Del Gaudio

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Uno di loro, qualche giorno dopo la violenza sessuale consumata sugli scogli di Marechiaro, si è fatto avanti: ha contattato la ragazzina, l’ha offesa e l’ha minacciata. Si è presentato in questo modo: «Guarda che se non stai zitta, vengo e ti accendo la casa. Sono stato in comunità, se non stai zitta, te la faccio pagare». Offese e minacce dopo lo stupro di gruppo nelle acque di Posillipo, indagano i carabinieri che stanno seguendo anche questo filone investigativo, accanto alla ricostruzione delle presunte violenze di gruppo. Ma andiamo con ordine. Si parte dalla denuncia di una studentessa minorenne, residente a Chiaia, che ha accusato tre coetanei di averla violentata in due riprese, nel corso di una mattinata al mare.

Stando a quanto emerso finora, la ragazzina sarebbe stata attorniata da un gruppo di almeno cinque minorenni, alcuni dei quali l’avrebbero pesantemente molestata. Una volta guadagnato una via di fuga, si sarebbe fatto avanti un altro minore che, almeno sulle prime, l’avrebbe soccorsa, prima di costringerla a subire un rapporto sessuale. Superato lo choc, secondo quanto emerso nella denuncia, la ragazzina avrebbe raggiunto a nuoto la spiaggia, chiedendo aiuto ad una bagnante. Poi avrebbe contattato la madre, per farsi medicare all’ospedale San Paolo, dove sono ora congelati e a disposizione dei magistrati i tamponi prelevati dai medici. Ma non è finita. La seconda parte di questa storia riguarda ciò che avviene sui social, attraverso i contatti whatsapp e facebook. Una gogna, un tentativo di delegittimazione. Nel gruppo di conoscenze della studentessa, si sparge la voce della denuncia ai carabinieri, tanto che scattano le contromosse. Prima un’amica della ragazza si fa avanti e le consiglia di non andare oltre, di smentire le accuse «di quel fatto lì accaduto l’altra mattina». Poi ha inizio un pressing sempre più violento, sempre attraverso facebook. È così che seguono le minacce esplicite da parte di uno dei componenti del branco. Spiega la ragazzina ai magistrati della Procura minorile di Napoli: «Per giorni hanno tentato di farmi sentire in colpa per quello che era accaduto». Minacce, offese. Si fa avanti A.P., uno dei protagonisti della prima fase di violenza, che insiste via facebook: «Allora non hai capito con chi stai parlando? Sono da poco uscito da una comunità di recupero, se parli ti appiccio la casa». Una testimonianza al vaglio dei carabinieri della compagnia di Bagnoli, sotto il coordinamento del pm dei Colli Aminei Francesco Cerullo. Indagine per violenza sessuale di gruppo, ma anche per minacce. Sui social, si sarebbe consumata una sorta di gogna, nel tentativo di spingere la ragazza a ritrattare, a rivedere le cose dinanzi agli inquirenti, insomma ad «apparare la cosa». 

C’è una conversazione tra la studentessa e un suo amico, in cui quest’ultimo è esplicito: «Qualunque cosa sia successo, mai mettere in mezzo i carabinieri», le dice in un dialetto sincopato tipico delle chat tra adolescenti.
Ed è sempre attraverso i social che almeno un paio di protagonisti della prima fase di violenze, che si danno da fare per smontare la versione della ragazza, per offrire un’altra ricostruzione possibile rispetto a quanto avvenuto quella mattina a Marechiaro. «Non è vero niente - scrivono sui social - quella è una p...». 


 

Intanto, però, l’attenzione resta concentrata sull’incidente probatorio con cui la Procura di Maria De Luzenberger punta a congelare la versione della presunta parte offesa, da usare nel corso di un processo che al momento vede indagati tre minori con l’accusa di stupro di gruppo. Difesi dal penalista Matteo De Luca, uno dei tre minori ha mostrato piena disponibilità a collaborare con le istituzioni, tanto da dare l’assenso al prelievo del proprio Dna per le comparazioni del caso. E le indagini ripartono proprio dalla violenza di Posillipo. Stando alla ricostruzione messa agli atti, la ragazza avrebbe raggiunto la zona dello «scoglione» di Marechiaro assieme a un amico di infanzia, che ha assistito all’incontro - inizialmente amichevole - tra la studentessa e il branco di quattro o cinque ragazzi. Un potenziale testimone in una indagine che ora attende gli esiti delle comparazioni e degli accertamenti sanitari. Una storiaccia metropolitana, che si è consumata in quella via di mezzo che collega vita reale e social network, che ha provocato comunque delle conseguenze indelebili. In queste settimane, dopo aver sporto denuncia e nel pieno di quella sorta di gogna mediatica vissuta on line, il nucleo familiare della ragazzina ha deciso di lasciare la zona di residenza. Un tentativo - forse - di cambiare aria, di scrollarsi di dosso la violenza fisica, quella psicologica a colpi di clic, ma anche le minacce di chi via fb si dice pronto «ad appicciare la casa» della studentessa violentata. 
 
Giovedì 20 Luglio 2017, 23:45 - Ultimo aggiornamento: 21-07-2017 23:59
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