Napoli. Scompare a 18 anni, corpo trovato in campagna: fermato amico della vittima

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di Giuseppe Crimaldi

C'è un fermo per l'assassinio di Vincenzo Amendola, 18enne scomparso lo scorso 5 febbraio. Il suo corpo è stato ritrovato senza vita questa mattina. Il fermato da Polizia e Carabinieri è Gaetano Nunziato, 23 anni, denunciato in passato per reati contro il patrimonio e droga. Nunziato era amico di Vincenzo Amendola, il 18 enne scomparso senza lasciare traccia il 5 febbraio trovato stamattina sotterrato in una zona di campagna del quartiere San Giovanni a Teduccio, a Napoli. Il giovane è ritenuto responsabile dell'omicidio aggravato dal metodo mafioso dell'amico nonché di porto e detenzione illegale di arma da fuoco e dell'occultamento del cadavere del 18 enne. 



Un atroce delitto, il corpo di Vincenzo seppellito in un terreno agricolo in viale 2 Giugno, in una zona utilizzata come fattoria. Si tratta di un luogo impervio ma non lontano dalla zona di Taverna del ferro, dove si trova tra l'altro l'istituto Cavalcanti e la sede della Municipalità. Dai primi accertamenti è emerso che il
 ragazzo è stato ucciso con almeno due colpi di pistola alla testa. Le indagini, da parte degli agenti della squadra mobile e del commissariato di San Giovanni con il primo dirigente Pietro De Rosa.
 


Il movente del delitto - secondo Polizia e Carabinieri, che hanno diffuso un comunicato congiunto - ed il contesto nel quale è maturato l'omicidio è ancora in corso di accertamento. Non viene esclusa - secondo quanto si è appreso - una pista passionale. Amendola era imparentato alla lontana con esponenti del clan Rinaldi attivo nella zona di San Giovanni a Teduccio. Il presunto responsabile, Gaetano Nunziata, 23 anni, è stato fermato nel pomeriggio dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e dai Carabinieri. Nunziato è «gravemente indiziato» di omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto e detenzione illegale di arma da fuoco ed occultamento di cadavere.«Aiutateci a ritrovarlo», è l'appello che avevano lanciato Giuseppe Amendola e Anna Rinaldi, il papà e la mamma di Vincenzo, residenti nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, nella zona soprannominata Bronx. Al momento della scomparsa, il ragazzo indossava un lupetto color fango, dei pantaloni beige, un cardigan di colore blu con cappuccio e scarpe da ginnastica. 

Sull'avambraccio destro, un tatuaggio che raffigura una carpa giapponese con la scritta "Elena". La sua andatura era claudicante a causa di un incidente avuto in passato. I genitori avevano spiegato che il ragazzo era uscito di casa verso la mezzanotte di giovedì, 4 febbraio, come di solito usava fare rientrando al mattino seguente. Venerdì, 5 febbraio, invece, Vincenzo non aveva fatto più rientro a casa e da  allora nessuno lo aveva più visto. 

«Era un bravo ragazzo, era buono come il pane. Non aveva nemici, tutti gli volevano bene». Giuseppe Amendola descrive così suo figlio Giovanni, ucciso a 18 anni e sepolto alla periferia di Napoli. «Amava la vita ed era un ragazzo sereno, anche nelle ore prima della scomparsa - racconta - non aveva mostrato alcuna preoccupazione, non aveva detto di aver paura di nessuno». Era disoccupato Giovanni, racconta il padre che ora dice, «non so proprio come continueremo a vivere». «Ci è crollato il mondo addosso - aggiunge - speravamo di ritrovarlo vivo e no, non so proprio perché sia stato ucciso così»
   
Venerdì 19 Febbraio 2016, 10:56 - Ultimo aggiornamento: 20-02-2016 10:04
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