Il diritto all'abitare, un convegno nazionale di Psichiatria Democratica a Napoli

di Donatella Trotta

Studenti universitari fuori sede e pazienti psichiatrici dimessi dagli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari). Stranieri immigrati e anziani non autosufficienti. Terremotati italiani di zone a rischio idrogeologico e abitanti di campi Rom. Inquilini di periferie malsane (se non addirittura tossiche, come certe aree campane della cosiddetta Terra dei fuochi) e senza fissa dimora che vivono per strada, senza tetto né legge. E ancora, ex detenuti, persone sole (magari, dopo separazioni, divorzi, licenziamenti) e bambini problematici, senza famiglie di riferimento. Che cosa hanno in comune soggetti tanto diversi? Di sicuro, un disagio: individuale, collettivo, urbano. Ma anche un diritto. Universale: quello all’abitare. Dignitosamente.



«Un diritto disatteso per un buon 20 per cento della popolazione italiana, e che incide pesantemente sulla qualità della vita tout court, oltre che sulla salute mentale di comunità» sottolinea Emilio Lupo, psichiatra e Segretario nazionale di Psichiatria Democratica (PD). Che con Salvatore di Fede, psicoterapeuta e responsabile nazionale dell’Organizzazione di PD, ha non a caso promosso e curato un convegno nazionale di studi, dal titolo «Ho una casa nella testa», in programma domani a Napoli (dalle ore 9.30, a Palazzo Marigliano, in via San Biagio dei Librai 39). L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, è la prima tappa di una ricognizione che dall’ascolto delle voci diversificate di persone, movimenti, associazioni, istituzioni e operatori a vario titolo protagonisti (spesso invisibili) di questa mappa del disagio sociale metterà in cantiere - «in un secondo appuntamento previsto per fine anno» - una serie di proposte concrete e buone pratiche in parte già attive con successo, in alcune zone d’Italia, sul tema della casa. Per tutti. Proprio come nella colorata vignetta di Lupo Alberto disegnata per l’occasione da Silver, alias Guido Silvestri, che con il vignettista Staino è da sempre vicino alle battaglie civili per i diritti fondamentali di Psichiatria Democratica, che ha organizzato il convegno in collaborazione con il Dipartimento di Scienze sociali dell’università di Napoli «Federico II» e con la Soprintendenza Archivistica della Campania.



«Una società veramente solidale – spiega l’ingegnere Luigi Cagnazzo, che cura il sito di PD ed è l’anima organizzativa dell’incontro di studi - non può lasciare al mercato la soddisfazione di un bisogno vitale come quello dell’abitazione, ma deve intervenire per correggere storture e speculazioni, per evitare che la casa diventi un obbiettivo irraggiungibile per le fasce sociali più deboli e meno garantite, verso le quali gli sforzi dovrebbero essere costanti e di più ampio respiro». Di qui l’orizzonte del convegno, che declina «in modo ampio anche se non esaustivo – aggiungono Lupo e di Fede – l’urgenza di offrire una riflessione più compiuta alle lotte che si vanno sollevando, oggi in diverse parti d’Italia, sull’emergente problema della casa e del diritto all’abitare per ciascuno; l’intento è insomma quello di rilanciare così, attraverso una narr/azione collettiva e condivisa in occasione del nostro confronto di esperienze e di studi, un allarme sulla drammatica scomparsa della coesione sociale: segno di una crisi profonda che può portare, come dimostrano sempre più spesso le cronache di occupazioni e scontri, ad esplosioni di rabbia sociale incontenibile».



Se ne parlerà nelle tre sessioni del convegno, aperto - dopo i saluti della sovrintendente archivistica per la Campania Maria Luisa Storchi e dell’assessore comunale alle politiche sociali Roberta Gaeta, e l’introduzione di Lupo e di Fede - dalla testimonianza del regista e videomaker Stefano Dei e dello psichiatra Cesare Bondioli su «Una casa per vivere», esperienza tratta dal docufilm «Itinerari da internati in Opg a cittadini» che racconta l’integrazione non soltanto domestica di un gruppo di pazienti psichiatrici dimessi dagli Opg e andati a vivere autonomamente in case in Toscana. Delle criticità che investono la situazione dei migranti tra emergenza, emarginazione e diritto all’abitare si occuperà il sindacalista Jamal Qaddorah, responsabile delle politiche per l’immigrazione della Cgil campana, mentre l’architetto Francesca Brancaccio farà il punto su un progetto non ancora decollato, ma prezioso - per la sua tripolarità tra centro diurno, notturno e orto sociale - che riguarda «una casa nell’albergo»: ossia l’ospitalità (e il reintegro sociale) per persone senza fissa dimora nel Real Albergo dei Poveri di Napoli, da tempo in attesa di una riqualificazione organica che possibilmente lo riporti alla sua destinazione d’uso originaria. E se Enrico Perilli, psicologo, psicoterapeuta e deocente all’università dell’Aquila rifletterà sulla duplice connotazione dell’abitare «politico e psichico» generato da disastri eccezionali come il terremoto, di «straordinaria ordinarietà» in una periferia urbana come Scampia, incrocio di storie di interessi collettivi, dialogheranno l’avvocato Barbara Pierro, presidente dell’Associazione «Chi Rom...e chi no» di Napoli, la Rom Rumiana Vasellnova, impegnata come cooperante in una esperienza di sociale come La Kumpania e l’architetto Antonio Memoli, del Comitato storico delle Vele di Scampia che il 4 marzo sarà a Roma per chiedere al Governo un impegno concreto per realizzare definitivamente un serio piano di riqualificazione dell’intera area edilizia da anni nel mirino delle polemiche.



Spazio ad altre storie nella seconda sessione dei lavori (a partire dalle 11.25), con la testimonianza della giornalista Laura Guerra sull’esperienza di seconda accoglienza e di autonomia non soltanto abitativa dei senza dimora attraverso il giornale «Scarp de’ Tenis»; con il racconto a due voci dello psichiatra Antonello D’Elia e della dipendente comunale Rina Spagnoli della storia del «caso» Corviale, palazzo lungo quasi un chilometro alla periferia di Roma; e con la storia torinese delle case «supportate», ossia abitazioni da anni date dall’Iacp (Istituto autonomo case popolari) ad ex pazienti psichiatrici dimessi dai manicomi e ben integrati, grazie al supporto, appunto, dei centri territoriali di salute mentale. Di generazione ai margini discuteranno invece Mariano di Palma, responsabile della campagna «Miseria Ladra» promossa da Libera di don Ciotti, e lo studente fuori sede Stefano Kenji Iannillo, dell’esecutivo naz.link coordinamento universitario.



Dalle 15, la terza e ultima sessione del convegno, presieduta dallo psichiatra Giuseppe Ortano e coordinata dallo psichiatra Raffaele Galluccio, durante la quale l’intervento conclusivo di Alessandro Ricci, psichiatra del direttivo veronese di PD, analizzerà quello che ha chiamato «il nuovo grande internamento» (dopo la chiusura dei manicomi, una situazione di esclusione che coinvolge strutture come gli Opg, le carceri, gli ospizi per anziani, le strutture che ospitano bambini problematici). Il suo intervento sarà seguito da una tavola rotonda finale alla quale interverranno Lupo, di Fede, Daniele Barbieri (segretario nazionale del Sunia di Roma), la sociologa Enrica Morlicchio e il magistrato Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia. Un confronto a più voci per ridisegnare la mappe del futuro.

Giovedì 26 Febbraio 2015, 17:22
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