Covid, Anna, 15 anni, down: la classe torna a scuola per farle compagnia

Sabato 14 Novembre 2020 di Rosalba Emiliozzi

Una storia di grande inclusione la racconta il liceo linguistico Saffo di Roseto degli Abruzzi dove una ragazza di 15 anni, con sindrome di Down, è riuscita in un piccolo miracolo ai tempi del Covid: riportare parte dei suoi compagni di scuola in classe, in presenza, insieme a lei, che era rimasta l'unica a frequentare ogni mattina il primo superiore.
Il Saffo, come tutti gli istituti, sono per la quasi totalità in didattica a distanza. Si studia a casa collegati con il pc. «Ma la dad, la volta scorsa, per mia figlia era stata distruttiva - racconta Claudia Frezza, 50 anni, mamma della 15enne - si era chiusa in stessa, non parlava più, annullati tutti i progressi che aveva fatto in tanti anni, rischiava la depressione, così ho dovuto organizzare a casa una didattica in presenza con assistente educativo ed educatrice privata che l'aiutavano a svolgere il lavoro». Ma non era questa la scuola che Claudia voleva per sua figlia. E quando le lezioni a settembre sono riprese, lei ha tirato un sospiro di sollievo: finalmente in classe, Anna (nome di fantasia) con i compagni accanto.

Covid scuola, lo studente va in moto mentre il prof spiega: cosa succede (davvero) durante la didattica a distanza

 

 


LA DAD
Ma è durata poco, dopo un mese ancora il buco nero della dad. «Mi sono opposta fin dal primo giorno», racconta Claudia Frezza che con l'aiuto della professoressa Evelina Chiocca, del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, si è studiata norme, cavilli, disposizione del Ministero dell'istruzione: al centro di tutto l'alunno disabile e il suo diritto a studiare in mezzo agli altri, non da solo e, peggio, in «classi differenziali».
Claudia ha trovato nel preside della scuola abruzzese una persona attenta e preparata. «Il dirigente scolastico ha cercato sempre di venirmi incontro», racconta la mamma. Anna, fin dalla chiusura delle scuole, ha scelto di andare sempre in classe: agli alunni disabili era permesso. Era sola con i professori curriculari, gli insegnanti di sostegno e i compagni collegati tramite la lavagna interattiva multimediale. Per Anna già questo era molto, ma non bastava. «Questa non è vera inclusione» rimuginava la mamma.
Con un'energia che solo lei ha, e con l'appoggio del preside è riuscita a fare mettere in pratica la nota che il Miur ha emanato il 5 novembre, ma che molte scuole non riescono ad applicare. Una norma che prevede per gli studenti con disabilità una «reale inclusione», vale a dire stare in classe non da soli, ma con un gruppo di compagni, oltre che con gli insegnanti curricolari e non solo quelli di sostegno. Ed a quel punto centrale è stato il ruolo del preside. «Ha inviato una comunicazione a tutte le famiglie chiedendo chi volesse mandare a scuola, in presenza, i figli - racconta Claudia - in cinque hanno risposto di sì». E da lunedì Anna non sarà più sola in classe, quando alzerà gli occhi, vedrà a rotazione Matteo, Carla, Luca, Serena, i suoi amici, «quelli che sono la sua normalità, a scuola mia figlia si sente libera - dice la mamma - spero che ora tutti gli istituti si adeguino alle disposizioni del Miur. Molti genitori hanno paura del Covid, anch'io ho paura, ma ho più paura che anni di lotte per l'inclusione scolastica vengano vanificate, che i traguardi raggiunti siano annullati da uno stato di emergenza».

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