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Morto l'invalido di guerra accusato di essere un falso cieco. Lo Stato gli chiedeva 700mila euro

Domenica 21 Giugno 2020 di Marcello Ianni
Morto l'invalido di guerra accusato di essere un falso cieco. Lo Stato gli chiedeva 700mila euro

A far partire le indagini, all'Aquila, prima un cd fatto recapitare anonimamente in cui veniva ritratto su un mezzo agricolo di sua proprietà poi dalle immagini dei carabinieri mentre tagliava l’erba del giardino di casa e camminava per il centro storico dell’Aquila senza alcuna difficoltà: peccato però che secondo l’accusa risultava un grande invalido di guerra tanto che fino al 2003 ha goduto tra i tanti benefit anche di un accompagnatore militare, sostituito con altro assegno.

Ora però la controversa vicenda giudiziaria, che ruotava attorno a F.D.L. di 80 anni di Montereale nella frazione di Cabbia, assistito dagli avvocati Massimo Silvestri e Susanna Chiabotto del Foro di Roma, resta per sempre sospeso (al meno in sede penale) senza un verdetto di Legge. Infatti l’anziano imputato è deceduto e il Tribunale dell’Aquila non ha potuto fare altro che prenderne atto sentenziando per l’estinzione del reato per “morte del reo”. Nella vicenda giudiziaria era sceso in campo il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) che dopo essersi costituito parte civile nel processo, aveva chiesto all’anziano imputato la restituzione della somma secondo l’accusa illecitamente introitata: 700 mila euro.

Una somma considerevole, visto che secondo l’accusa, (rappresentata dal pm Stefano Gallo) l’anziano avrebbe raggirato con artifici le commissione mediche del tempo per le pensioni di guerra di Chieti (1954) e di Roma (1964). Per i sanitari, infatti, l’uomo aveva gravi danni, tecnicamente «un visus pari a 1/60 ovvero una cecità classificabile in categoria 1 a cui corrispondeva un assegno di super invalidità». Secondo l’accusa l’imputato avrebbe simulato uno stato di ipovisione peggiore a quello reale. E così sempre secondo l’accusa sotto forma di indebite previdenze mensili avrebbe goduto di 2 mila euro oltre ad altre indennità pari a circa 7 mila euro/anno. Il totale del danno stimato dagli inquirenti ammontava «a 273 mila euro, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità trattandosi di indebite corresponsioni ultra decennali». Ma secondo i legali l’imputato non era né un falso cieco, né un furbo. Per loro la vicenda si sarebbe dovuta giocare su perizie medico legali che avrebbero dato ragione all’imputato, inquadrato in una categoria ben definita. Punto nodale della vicenda giudiziaria sempre secondo la difesa la circostanza che il pensionato non andava inquadrato come assistito dell’Inps bensì come pensionato di guerra, che non prevede affatto, nel caso specifico, che l’avente diritto sia cieco assoluto. Ma la morte dell’imputato ha fermato il corso della giustizia.

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