«Bomba al vescovado per un no»,
Nelson pretendeva soldi e lavoro

Domenica 25 Agosto 2019 di Katiuscia Guarino
Un anno fa un primo episodio. Nelson Lamberti, il 49enne attentatore del vescovado, aggredì verbalmente alcuni operatori della Caritas proprio davanti al palazzo. Pretendeva soldi e un biglietto del bus per raggiungere Salerno. L'intervento della polizia municipale, con il comandante Michele Arvonio in prima persona, evitò problemi. Poi, Lamberti è finito agli arresti per una violenza sessuale commessa proprio a Salerno. Qui, nella sua città di origine, palpeggiò una donna brasiliana.
 
Dietro le sbarre, nelle ore passate in cella, l'uomo ha maturato odio contro la Chiesa e le istituzioni. Così avrebbe meditato la sua vendetta. Da loro, pare, pretendesse un lavoro o un sostegno economico di 1.500 euro al mese. Richieste che avrebbe messo nero su bianco in una lettera. Dopo la detenzione, Nelson Lamberti è tornato al suo difficile quotidiano, ai problemi vissuti negli ultimi anni. Un uomo solo, senza familiari, nell'ultimo mese usufruiva dei servizi di assistenza della Caritas. Era ospite del dormitorio e della mensa dei poveri. E negli ultimi giorni aveva manifestato un atteggiamento violento. Pesava ancora il suo passato di tossicodipendenza (a lungo è stato assistito dal Sert). L'alcol ha continuato ad accompagnare le sue giornate. Anche l'amministrazione comunale di Forino, dove ha la residenza da diverso tempo, ha cercato di dargli una mano, garantendogli i bisogni minimi. L'ente aveva richiesto e ottenuto il supporto di un tutore. La situazione, dunque, di Lamberti è molto complicata. I suoi problemi con la giustizia sono stati diversi. Numerosi i reati di cui si sarebbe reso responsabile: furto, estorsione ai genitori che sono defunti, e non solo. Tanto da accumulare fino a 17 anni di carcere, tra tutte le volte che è entrato e uscito dalla cella.

Le indagini, coordinate dal magistrato Paola Galdo, vanno avanti a ritmo serrato senza tralasciare nulla. I vigili del fuoco del comandante Luca Ponticelli hanno consegnato ieri mattina la relazione con tutti i rilievi eseguiti in collaborazione con gli artificieri. Lamberti ha preparato l'ordigno con tre bombolette di gas da campeggio, ovatta e carta, collocate in una scatola a cui ha dato fuoco per innescare lo scoppio. Domani, alle 10, è fissata l'udienza di convalida dell'arresto. Sempre ieri mattina, l'avvocato Nicola D'Archi, che lo difende insieme al collega Nello Pizza, ha ascoltato nella casa circondariale il 49enne autore dell'attentato di venerdì pomeriggio. I capi di imputazione che gli vengono contestati sono detenzione e fabbricazione di materiale esplodente, danneggiamento aggravato nei luoghi di culto, incendio doloso e lesioni come conseguenza di altri reati. Il direttore della Caritas Carlo Mele, ferito durante l'esplosione insieme al vigile urbano e al passante, sentirà gli operatori del centro di ascolto Zaccheo che hanno avuto l'alterco con Lamberti per tentare di capire cosa lo abbia spinto fino a tanto.

Un fatto che rimane grave e che avrebbe potuto comportare conseguenze peggiori. Decine di pedoni transitano in zona: mamme con bambini e ragazzini soprattutto nel pomeriggio. Il bilancio ha concretamente rischiato di essere più grave. Valutazioni prese in considerazione dalle forze dell'ordine impegnate nelle indagini. Tra venerdì e ieri, c'è stato un importante gioco di squadra delle forze dell'ordine con la Procura. Gli uomini della Sezione Volanti, guidati dal vicequestore Elio Iannuzzi insieme agli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Michele Salemme, e quelli della Digos, guidati dal vicequestore Francesco Cutolo, hanno dato supporto alla Polizia municipale di Avellino. La Polizia scientifica ha eseguito tutti i rilievi necessari. Attraverso le testimonianze e l'acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza posizionate nei vari punti della città, è stato possibile eseguire i riscontri necessari per individuare l'attentatore. Che è stato poi catturato nei pressi di un supermercato non lontano da piazza Kennedy, in via Serafino Pionati. Lo ha rincorso Renzo Aufiero, giovane di Avellino, insieme al papà Ermanno, che è un agente penitenziario. Sono quindi piombati sul posto polizia municipale e Volanti per condurlo al comando dei caschi bianchi dove è stato dichiarato in arresto. Ad Aufiero l'elogio del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), con Emilio Fattorello: «Rivolgiamo il nostro compiacimento per l'azione posta in essere che ha consentito l'arresto di un pericoloso criminale». Ultimo aggiornamento: 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA