Scontro con i Cesaro, Avellino
prova di nuovo a riprendersi la Piscina

Mercoledì 2 Settembre 2020 di Rossella Fierro

Il Comune di Avellino vuole riprendersi la Piscina di via De Gasperi. Nella mattinata di ieri il responsabile del procedimento Michele Arvonio e il dirigente al patrimonio Luigi Cicalese, hanno firmato l'avvio della procedura di adozione del provvedimento di recesso della convenzione stipulata nel 2003 con la Polisportiva Avellino, società del Gruppo Cesaro, per un project financing che dava all'assegnatario il compito di progettare, costruire e poi gestire il centro natatorio polifunzionale, concedendo il diritto di superficie di un'area di 21.850 metri quadrati. L'atto più volte annunciato dal sindaco Festa, che vorrebbe riportare la piscina tra i beni del Comune entro metà settembre, è stato formalizzato ed inviato alla società napoletana.

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LE MOTIVAZIONI
Al centro del provvedimento firmato dai dirigenti comunali l'interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Napoli nel 2018 nei confronti della società del Gruppo Cesaro. In particolare viene richiamato l'articolo 92 (comma 4) del decreto legge 159 del 2011 secondo cui «la revoca e il recesso si applicano anche quando gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto, alla concessione dei lavori o all'autorizzazione del subcontratto».

L'avvio del procedimento di recesso rappresenta, si legge ancora nel provvedimento dirigenziale, «un atto dovuto a fronte del quale, pur non sussistendo l'obbligo della preventiva comunicazione di avvio del procedimento, l'amministrazione ritiene di dover garantire comunque il rispetto del contraddittorio procedimentale». La Polisportiva avrà 10 giorni di tempo dalla comunicazione dell'avvio della procedura, per produrre le proprie memorie, mentre entro 30 giorni il recesso sarà considerato concluso. Ma la risposta della società è già arrivata in anticipo rispetto all'atto di Palazzo di Città. Proprio dalle colonne de Il Mattino infatti l'avvocato della Polisportiva Avellino, Giuseppe Ferrara, ha già anticipato quelle che saranno le obiezioni che presenterà, in particolare relativamente al diritto di indennizzo che il gestore si prepara a chiedere all'ente e già quantificato tra i 5 e i 6 milioni di euro.

Secondo il legale infatti gli effetti di un'interdittiva antimafia sono duplici, di natura pubblicistica ma anche economica. Se sul primo versante la decadenza della concessione è praticamente automatica, non a caso già il commissario prefettizio Giuseppe Priolo aveva deliberato in tal senso, sul secondo la partita non può finire in modo indolore per il Comune. L'impianto, questa la tesi del legale, risulta di proprietà superficiaria della Polisportiva, in virtù di un atto pubblico e la legge antimafia, che consente ai Comuni di revocare le concessioni, prevede un indennizzo a favore del concessionario, se l'impianto è stato realizzato a sue spese, e il corrispettivo per la sua gestione. Soldi che l'ente non ha alcuna intenzione di sborsare, anche in considerazione dello sforzo finanziario già preventivato in bilancio per far fronte ai due milioni di euro per rate non pagate al Credito Sportivo per il mutuo di cui il Comune si era fatto garante per conto della società. A pagare le conseguenze di un braccio di ferro che va avanti ormai da due anni, è la città.

LO SCENARIO
Dopo la fine del lockdown, il centro natatorio di via De Gasperi non ha più riaperto, lasciando così all'asciutto sia gli aspiranti nuotatori che chi avrebbe voluto trovare, magari nei mesi estivi, un po' di relax a centro città. Ma, soprattutto, a pagarne maggiormente lo scotto, come spesso accade, sono i lavoratori della struttura rimasti non solo senza impiego, ma anche in attesa di arretrati e senza la possibilità di accedere alla cassa integrazione Covid prevista dal Governo.

La piscina resta così chiusa e il Comune, nonostante i solleciti, non è neanche rientrato in possesso delle chiavi del suo bene. In questo modo la procedura pubblica avviata per dare una nuova gestione al centro natatorio, resta di fatto impantanata con ben sei società che, pur avendo risposto al bando, non possono neanche prendere visione del bene che si sono candidati a restituire alla fruizione pubblica degli avellinesi.
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