De Simone incastrato dalle telefonate:
c'è l'accusa di autoriciclaggio

De Simone incastrato dalle telefonate: c'è l'accusa di autoriciclaggio
di Alessandra Montalbetti
Domenica 9 Agosto 2020, 11:43
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Ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari, Maurizio De Simone, ex patron del Trapani calcio, da giovedì scorso detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, con l'accusa di autoriciclaggio, appropriazione indebita, infedeltà patrimoniale e per evasione dell'Iva per circa 9 milioni di euro. Ha cercato di chiarire - dinanzi al gip del tribunale di Avellino, Paolo Cassano, che ha effettuato l'interrogatorio di garanzia per rogatoria le condotte contestate dagli inquirenti legate all'autoriciclaggio per oltre un'ora.

L'ISTANZA
Il legale di De Simone ha presentato istanza di revoca e attenuazione della misura cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Trapani, Caterina Brignone, ed eseguita dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della città siciliana, coordinati dal tenente colonnello Fabio Sava. Dunque attenderà la decisione del gip per valutare il ricorso al tribunale del riesame avverso la misura cautelare ed eventuale appello al rigetto della revoca. Indagato, a piede libero, dalla procura di Trapani anche Rino Caruso originario di Palermo, ma residente ad Avella che ricopriva l'incarico di direttore generale della società Trapani Calcio quando De Simone era il patron della stessa. A mettere in moto la macchina investigativa su De Simone e sul suo stretto collaboratore, una querela sporta nell'agosto 2019 dai legali rappresentanti della società Alivision (trasport società cooperativa) e della Società Trapani srl. Nella querela sporta il legale rappresentante della società Alivision - che aveva acquistato la società del Trapani Calcio da De Simone al prezzo di un milione di euro dopo che lo stesso l'aveva rilevata per un costo di 30mila euro - poneva l'attenzione sulle condotte delittuose compiute dall'avellinese, in qualità di amministratore della società calcistica. In particolare l'acquirente della società sportiva dopo la promozione dalla serie C alla serie cadetta, riferì agli inquirenti della distrazione di denaro dai conti e dalla cassa della società calcistica, nonché l'infedeltà patrimoniale, reato quest'ultimo generato dal conflitto di interessi nel quale si trovava De Simone poiché al contempo era anche amministratore di alcune aziende, che nel medesimo arco temporale, avevano fornito alla società calcistica del Trapani prestazioni informatiche, inesistenti.

LE INDAGINI
Fondamentali ai fini investigativi l'acquisizione delle conversazioni telefoniche e alcuni messaggi whatsapp effettuata dagli agenti delle fiamme gialle di Trapani. L'ex manager della Trapani Calcio, in una conversazione, riferisce al commercialista: «Dovrei sistemare anche la questione delle quote» proseguendo De Simone precisa «il milione (provento della vendita della società sportiva Trapani) va ai soci». Dopo un attimo di esitazione del commercialista De Simone asserisce: «Va ai soci della Fm service srl capisci a me». Continuando svela il suo piano al professionista: «Li devo togliere di mezzo...mi devo mettere io come socio, devo incassare io i soldi».

LA CHAMATA
Da questa conversazione ad avviso del gip che ha emesso la misura, emergerebbe il chiaro riferimento alla Fm service srl che aveva un patrimonio da un un milione di euro derivante dalla vendita della società Trapani Calcio e la circostanza che gli altri soci fossero dei meri prestanome di De Simone, tanto da poter affermare che l'indagato sottoposto alla misura cautelare in carcere era ed è l'unico proprietario della Fm service srl.
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