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I fidanzati-killer si inviavano
oltre 800 messaggi al giorno

Giovedì 23 Giugno 2022 di Alessandra Montalbetti
I fidanzati-killer si inviavano oltre 800 messaggi al giorno

«Quella tra Elena Gioia e Giovanni Limata era una relazione virtuale psicotica nella quale la ragazza era una vittima». L'udienza di ieri del processo per il delitto Gioia si caratterizza per la conclusione sui due imputati a cui sono giunti i consulenti di parte, Stefano Ferraguti medico e professore di psicopatia forense, e Giammarco Tessari psicologo, specialista in neuro-psicopatia forense, nominati dall'avvocato Livia Rossi, difensore di Elena, finita in carcere per l'omicidio del padre Aldo, 53enne di Avellino ucciso a coltellate materialmente dal fidanzato di lei, Limata, il 23 aprile 2021.


Ieri la giovane non era in aula, in quanto impegnata a sostenere l'esame di maturità. Nella perizia è stata descritta come «un'adolescente con diversi aspetti cognitivi deficitari». I consulenti hanno ribadito più volte che «Elena non riesce ad organizzare un pensiero critico nei confronti delle persone, non è affetta da un ritardo mentale, ma presenta diverse lacune cognitive ed affettive, un ragionamento poco sviluppato, una capacità di giudizio poco profonda, oltre ad avere dei disturbi della personalità (borderline) accompagnati dall'incapacità di sostenere le situazione stressanti. Dunque Elena, a mio avviso - ha chiuso il consulente - presentava uno stato mentale a rischio». Circostanze che emergono con forza anche nell'analisi della messaggistica che i due imputati si sono scambiati prima dell'omicidio del padre di lei. «I ragazzi si scambiavano circa 800 messaggi al giorno. Chiaramente, la lettura di questo materiale ha richiesto molto tempo ed è emerso anche nei test a cui è stata sottoposta nel corso delle visite, che il pensiero critico di Elena ha caratteristiche certamente inferiori a quelle di una giovane della sua età. Per dare risposte le occorre tempo, molto tempo, inoltre è un soggetto fortemente influenzabile».


Nell'udienza di ieri anche lo stesso Giovanni Limata è stato definito un giovane affetto da sindrome borderline. I due consulenti hanno precisato che «Elena e Giovanni, due persone fortemente disturbate, si contagiavano e si potenziavano, fino a compiere una follia in due».

Inoltre dalla lettura delle chat, «si evince che c'è stata una enorme cooperazione tra i due nella realizzazione del gesto criminale. Elena si è occupata della logistica. Dopo aver effettivamente organizzato il delitto, poi, la coppia di fidanzati si è estraniata totalmente dalla realtà, sino ad immaginare, in maniera del tutto inconcepibile e puerile, di riuscire a sottrarsi alle proprie responsabilità, fantasticando di potersi sposare, non prima di avere sterminato l'intera famiglia di lei». Fondamentale per i due consulenti ascoltati ieri il messaggio inviato da Giovanni ad Elena il 17 aprile 2021 nel quale il giovane «si erge ad eroe negativo per salvare Elena, trasformatasi nella sua mente in Cenerentola. Giovanni le propone di sterminare la sua famiglia. Lei tentenna, ma poi accetta. Cinque giorni prima del delitto anche Giovanni ha un ripensamento, ma lei gli dà carta bianca sul piano omicidiario».

La prossima udienza è attesa per il 28 settembre, quando verrà ascoltato un terzo consulente, il dottor Stisi. Aldo Gioia è stato assassinato la sera di venerdì 24 aprile del 2021 da Giovanni Limata, 23 anni di Cervinara (difeso dagli avvocati Fabio Russo e Kalpana Marro), entrato in casa della vittima grazie proprio alla complicità della figlia Elena Gioia, 18enne. Le urla di Gioia, colpito mentre dormiva, avevano però rovinato i piani dei due fidanzati, decisi a sterminare l'intera famiglia. Urla di dolore che richiamarono l'attenzione della moglie e dell'altra figlia, dunque a Giovanni non rimase altra scelta se non scappare, lasciando in strada il giubbino insanguinato con i suoi documenti. I violenti fendenti sferrati dal Limata, furono una quindicina, ma tre sono stati ritenuti dai periti tali da provocare la morte di Aldo Gioia. La lama penetrò in profondità, l'emorragia fu inarrestabile. La posizione dei due giovani apparve sin dal primo momento alquanto chiara. Furono le testimonianze della stessa moglie di Gioia a indirizzare subito le indagini. Il giovane, ora ex fidanzato della figlia, il 23enne Giovanni Limata, fu raggiunto dai poliziotti nella sua abitazione di Cervinara dove confessò e mostrò il coltello da caccia che aveva portato con sé. Era giunto in città nel pomeriggio e con Elena aveva messaggiato fino all'ora in cui la ragazza gli diede il via libera: «Si è addormentato, scendo e vengo ad aprirti».
 

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