Covid al Moscati, è allerta massima:
i casi tra degenti salgono a dieci

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Antonello Plati
Covid al Moscati, è allerta massima: i casi tra degenti salgono a dieci

Il bilancio si aggrava. Adesso la situazione all'Azienda ospedaliera Moscati di Avellino è davvero preoccupante.

Lo screening straordinario sui degenti dei reparti di Ematologia e Medicina interna restituisce, purtroppo, altri 5 tamponi positivi al Covid-19. Dunque, sale a 10 il bilancio delle persone entrate nella struttura di Contrada Amoretta per curare altre patologie (arrivate in corsia con tampone negativo) e che hanno finito per contrarre il Covid-19 durante la degenza. A trasmettere loro il virus, molto probabilmente, è stato qualche operatore sanitario. Il cerchio attorno ai dipendenti è piuttosto stretto: infatti, da circa un mese sono vietate le visite dei parenti e l'ingresso, comunque, agli esterni. Inoltre, negli ultimi giorni e negli stessi reparti sono emerse le positività al Covid-19 di almeno 4 tra operatori sociosanitari (Oss) e infermieri.

Il dato è incerto (potrebbe essere facilmente rivisto al rialzo) in quanto la direzione strategica dell'Azienda ospedaliera Moscati ha posto il veto sulla diffusione di informazioni del genere che pure servirebbero soprattutto ai parenti dei degenti per avere maggiore contezza della situazione all'interno dell'ospedale. Tornando ai contagi, come detto, si tratta di 10 persone: 5 erano ricoverate nel reparto di Medicina interna e 5 in quello di Ematologia. Tutti, come detto, erano in ospedale per altre patologie, sono vaccinati e non avevano il Covid-19 quanto sono entrati in reparto. In questo momento, 8 sono in un letto dell'area Covid allestita nell'Unità operativa di Malattie infettive e due sono nell'area sub-intensiva del Covid Hospital (allestito nella palazzina Alpi). Destano particolare preoccupazione, le condizioni di coloro che erano in cura nel reparto di Ematologia: si tratta, infatti, di malati oncologici che già affrontano terapie che mettono a dura prova il fisico e la mente. E adesso dovranno combattere anche contro il Covid-19. Qualcosa, appare evidente, non ha funzionato nella pur rodata sorveglianza sanitaria se a due anni dall'inizio della pandemia il virus entra in ospedale proprio attraverso coloro che dovrebbero combatterlo.
Probabilmente, lo screening bisettimanale (settimanale solo in alcuni reparti) non è più sufficiente. Omicron ha una capacità di diffondersi molto più alta rispetto alle precedenti varianti. Dunque, il personale medico e infermieristico dovrebbe (e potrebbe) essere sottoposto al tampone (almeno quello antigenico) ogni giorno (lavorativo). In questo momento, è questa l'unica misura di contrasto che la direzione strategica dovrebbe (e potrebbe) adottare. Vedremo. 

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Intanto, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Ciampi, sollecita la Regione Campania nell'erogazione dell'indennità prevista per gli operatori sanitari irpini. E lo fa presentando un'interrogazione al governatore De Luca. «Si dia seguito premette Ciampi all'accordo stipulato 17 mesi fa nella conferenza Stato-Regioni». Quindi spiega: «Gli operatori sanitari in servizio negli ospedali e nelle aziende sanitarie irpine, che da due anni si battono in prima linea per il contrasto a questa terribile pandemia, hanno diritto al riconoscimento dell'indennità prevista dal contratto di lavoro nazionale».

È una cifra pari a 5,16 euro per turno di servizio che, nell'ambito di un'intesa definita in Conferenza Stato Regioni, è stata estesa a tutti gli operatori sanitari, per le loro specifiche attività, sono particolarmente a rischio di contrarre il Covid: «L'indennità riguarda, in particolar modo, coloro che prestano servizio nelle terapie intensive e sub intensive, nelle sale operatorie e nei reparti di nefrologia e dialisi, oltre che in quelli specializzati in malattie infettive, dove è maggiormente elevato il rischio di contrarre il Covid». Fino a oggi, a 17 mesi di distanza dalla firma del protocollo, la Campania è l'unica regione a non aver dato seguito a quell'accordo. Per questo il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Vincenzo Ciampi con la capogruppo regionale Valeria Ciarambino ha presentato un'interrogazione nella quale si chiede «alla Regione di dare seguito alle previsioni del protocollo, facendosi così carico delle istanze del personale infermieristico e tecnico che assiste pazienti Covid, degli infermieri dei pronto soccorso e del 118 e di quanti prestano servizio nei Covid Hospital, che ad oggi non hanno ancora ricevuto un solo centesimo delle indennità pattuite».

Ultimo aggiornamento: 13:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA