Benevento, cinghiali, conto salato
per l'agricoltura: sos della Cia

Lunedì 7 Settembre 2020 di Antonio Mastella
«Il ristoro dei danni deve essere certo e rapido; allo stesso tempo è indifferibile una riforma della legislazione che riguarda la fauna selvatica». È con simili proposte che Alessandro Mastrocinque, presidente regionale della Cia, intende sollecitare le istituzioni, a partire dalla Regione, perché si concepisca, una volta e per sempre, una strategia di contrasto al sovrappopolamento dei cinghiali, ai disastri che infliggono all'agricoltura. Che ve ne sia bisogno, in primo luogo a tutela del Sannio e dei suoi agricoltori, lo dicono i numeri. «Dal primo gennaio al 31 luglio svela Gianpaolo Parente, dirigente dell'ufficio provinciale dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Campania abbiamo già firmato decreti di liquidazione per un ammontare di 80mila euro a favore di imprenditori, che hanno visto rovinare i propri raccolti dalle scorribande degli ungulati». Non c'è coltura che venga disdegnata con il mais in cima alla lista delle preferenze.
LA STIMA
L'anno scorso, sulla base dei danni dichiarati e verificati, la Regione è arrivata a sborsare poco più di 100mila euro. Siamo a poco più di metà anno e già siamo vicini a quella cifra. Il costo delle invasioni è di certo destinato ad accrescersi; previsioni, prudentissime, spingono ad immaginare che, alla fine del 2020, non sarà meno di 150mila euro. «Certo conferma il dirigente dal momento che sono in tanti i contadini che, pur subendo colpi alle proprie coltivazioni, non sporgono denuncia. Singolarmente sono di poca entità; sommati, si arriva a cifre importanti. Non bisogna dimenticare infine, che si avvicina la stagione del raccolto dell'uva. Già pervengono segnalazioni di distruzioni di interi filari di vite». Quanto occorra una contrapposizione efficace, sono ancora le cifre ad evidenziarlo. Buona parte del Sannio è coinvolta con punte patologiche non solo ad Apollosa ma anche nei comuni di San Bartolomeo, Morcone, Circello, Apice, Apollosa, San Giorgio La Molara, Campolattaro, Ceppaloni; sono, nel complesso, 44 le comunità i cui campi sono assaliti, ogni anno, da non meno di 10mila capi in circolazione.
LE MISURE
Certo, la Regione si sta muovendo. Ha attivato la «caccia di selezione»; è un piano con una deroga significativa rispetto alle norme che regolano la caccia in generale: la stagione venatoria si apre a giugno per continuare sino a dicembre. «Ma evidentemente non basta» avverte Mastrocinque, che così detta le linee da seguire perché il problema si riduca ad una dimensione fisiologica: «In primo luogo la Regione si attivi per reperire, strutturalmente, i fondi necessari a combattere una vera e propria crisi prodotta dai cinghiali. Può attingere a specifiche misure del Psr. In secondo luogo, occorre una revisione della legge, che disciplina la tutela della fauna selvatica. Il concetto di protezione va sostituito con quello di corretta gestione, parlando lucidamente di carichi sostenibili di specie animali nei diversi territori. Va prevista la possibilità di istituire personale ausiliario per azioni di controllo».
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