Coronavirus, padiglione saturo:
è caccia ai posti al «Rummo»

Domenica 25 Ottobre 2020 di Luella De Ciampis

Aumentano a dismisura i contagi nel Sannio, ormai arrivati quasi alla soglia dei 500. L'Asl ieri ne ha certificate 484, 40 in un solo giorno, mentre rimangono ferme a 213 le guarigioni. In città sono state registrate 11 nuove positività, per un totale di 132 casi. Nella particolare graduatoria seguono Montesarchio con 45 positivi, Moiano (34) e Bucciano (16), centro che ha poco più di 2000 abitanti. Sono 88 i pazienti in degenza all'ospedale «Rummo», dove ormai rimane un solo posto letto Covid libero. Dei positivi in degenza, solo 35 risiedono nel Sannio, mentre i restanti 53 provengono da altre province. Con il passare delle ore salgono anche i ricoveri in Terapia intensiva, arrivati a otto. Giornata di tregua, invece, per i decessi che, dall'inizio della pandemia, sono arrivati a 38 e a tredici dal primo agosto, data di inizio della seconda ondata, arrivata molto tempo prima del previsto. Dei 163 tamponi processati ieri in ospedale, 28 hanno dato esito positivo ma solo 13 rappresentano nuovi casi perché 15 si riferiscono a conferme di positività già accertate in precedenza.

LA CRITICITÀ
I contagi sul territorio continuano ad aumentare in maniera esponenziale e a coinvolgere una fetta sempre più ampia di popolazione e continuano ad aumentare anche i decessi che, in questa ondata bis della pandemia, non avvengono solo in Terapia intensiva, come accadeva in passato, ma anche in altri reparti Covid. Segno evidente che le complicanze non sono legate esclusivamente all'insufficienza respiratoria ma anche ad altre cause. In questi ultimi giorni, in cui si sono verificati decessi quasi quotidianamente, è capitato che le condizioni di qualche paziente precipitassero all'improvviso senza dargli scampo, a conferma che il virus non segue un percorso possibile da codificare e quindi bloccare con facilità. In questa fase, la situazione è particolarmente delicata per la vicenda dei ricoveri al Rummo dove si è entrati in una strettoia dalla quale è impossibile uscire e con i posti letto per i pazienti Covid esauriti. Allo stato attuale ne rimane uno solo ma, già da alcuni giorni, si sta giocando su uno, due posti che si liberano per effetto delle dimissioni o dei decessi dei pazienti in degenza.


IL MANAGER
«L'ospedale si sta saturando dice il direttore generale Mario Ferrante ma c'è ancora qualche posto libero e l'area Covid del pronto soccorso è pronta a fronteggiare le emergenze». Nella giornata di ieri, quattro pazienti residenti nel Sannio positivi al Covid sono rimasti in pronto soccorso per molte ore perché non c'erano posti liberi in cui sistemarli. Due sono sottoposti a ventilazione assistita e sono in gravi condizioni. Per quanto riguarda i quattro sanniti in attesa di una sistemazione in reparto, l'ospedale chiarisce che, comunque, sono oggetto di tutte le cure dovute in quanto i medici dei reparti di emergenza sono perfettamente in grado di provvedere a tutte le necessità di ogni tipo patologia, in attesa di una sistemazione diversa nella struttura cittadina. «È logico continua Ferrante che le procedure sono rallentate a causa del progressivo e costante aumento degli accessi».


LO SCENARIO
La strettoia ormai si è determinata, per ammissione dello stesso ospedale, e non ci sono vie di fuga perché la grave difficoltà in cui versano tutte le strutture ospedaliere di Napoli sta determinando una saturazione degli ospedali delle altre province, non escluse quelle del Sannio. A questo «intoppo» burocratico non si può ovviare in quanto la rete Covid è regionale e il sistema sanitario è nazionale. Quindi, le decisioni cadono dall'alto e il «Rummo» non può rifiutare assistenza a chi arriva da altre province. Inoltre, anche se venissero potenziati i posti letto Covid, portandoli da 89 a 120, il problema non sarebbe risolto in quanto l'ospedale dovrebbe continuare ad accettare i pazienti che non possono trovare assistenza nei luoghi di residenza. Se il flusso di accessi dovesse aumentare a dismisura, superando la disponibilità dei posti letto i residenti destinati al nosocomio cittadino, i nuovi arrivi sarebbero smistati in altri ospedali del territorio regionale o addirittura fuori regione. Questa soluzione, pur essendo poco consona dal punto di vista umano, non rappresenta una novità perché, nella prima fase della pandemia, molti pazienti Covid provenienti dagli ospedali lombardi si sono risvegliati in Sicilia. Purtroppo, il Covid è anche questo, nonostante per le persone che necessitano di cure ospedaliere e per i loro familiari non sia facile mettere in conto e metabolizzare l'idea di un distacco così estremo anche sotto il profilo dei chilometri di distanza da casa. L'impegno delle istituzioni e degli organi sanitari dovrebbe essere quello di trovare soluzioni alternative subito, creando nuovi posti letto nelle strutture del territorio che dovrebbero poter ospitare chi ha necessità di cure ospedaliere, pur non essendo nella fase in cui ha bisogno della Terapia intensiva o subintensiva che, per forza di cose, devono rimanenere di competenza esclusiva dell'azienda ospedaliera.

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