In fiamme l'auto del parroco:
«Spero sia stato un corto circuito»

Venerdì 3 Maggio 2019 di Maria Tangredi
«Spero sia stato un corto circuito e una sfortuna per una macchina nuova. Se non dovesse essere così non ho proprio idea del motivo, non ho problemi con nessuno né avuto discussioni. Anzi questo è un periodo molto tranquillo anche con i comitati festa e le confraternite. Se non dovesse trattarsi di un corto circuito sarebbe preoccupante». Così don Silvio Pepiciello, parroco a Montesarchio, all'indomani del rogo doloso che la notte del Primo maggio ha distrutto la sua auto, una Fiat 500. Il sacerdote non sa spiegarsi l'episodio. Appurata la natura dolosa i carabinieri stanno cercando di risalire all'autore o agli autori setacciando la vita del parroco e la sua attività, anche per conto della Curia, svolta nella cittadina caudina. Don Silvio, tra l'altro, ma non c'è assolutamente nessun collegamento tra i due episodi, a novembre è salito alla ribalta della cronaca perché, attraverso pubblici manifesti, aveva attaccato le agenzie funebri. In quell'occasione il parroco chiarì che «nessuno per messe e trigesimi era autorizzato a chiedere soldi per la sua parrocchia come gli veniva riferito, in quanto le offerte vanno fatte direttamente al parroco». La risposta non si fece attendere dai gestori delle agenzie che, sempre tramite manifesti, respinsero fermamente le accuse e chiesero pubblici chiarimenti. Caso poi risolto tra i diretti interessati, che ebbero modo di chiarirsi.
 
Nella notte tra martedì e mercoledì il rogo ha distrutto la Fiat 500L parcheggiata dinanzi ai cancelli della chiesa della Santissima Annunziata in piazza Umberto I, dove don Silvio è parroco da dieci anni. A dare l'allarme un vigilante in transito per la piazza centrale del paese. «Non mi sono accorto di quanto stava accadendo - dice il sacerdote - non avendo sentito né il campanello che di sera stacco, né il telefono. Solo dopo ho saputo quando era accaduto». Sul posto per domare le fiamme, che in poco tempo hanno divorato la vettura, i vigili del fuoco del distaccamento di Bonea e i carabinieri della compagnia di Montesarchio. Nessuna pista viene esclusa dagli inquirenti che stanno scavando, come detto, anche in qualche possibile episodio verificatosi nei suoi dieci anni di attività pastorale in valle Caudina.

Qualche anno fa a Bonea fu presa di mira la Fiat Punto di un altro sacerdote, poi trasferito in altro paese del Sannio, che pure fu incendiata dopo che nei giorni precedenti erano stati forati gli pneumatici. Anche allora nessun dubbio sulla natura dolosa. A Montesarchio da gennaio sono già sei le auto incendiate. Il primo giorno dell'anno a bruciare fu la Fiat Panda di una impiegata di un locale; qualche giorno dopo distrutte l'auto di una legale e di un geometra. Poi è toccato alla vettura di una casalinga. L'ultima dell'elenco è l'auto di Don Silvio.

Al parrocco della chiesa di san Giovanni Battista, una delle più grandi del paese, è giunta la solidarietà del sindaco Franco Damiano e dell'amministrazione. «Condanniamo - dice Damiano - il vile atto che ha colpito il parroco dell'Annunziata. Ci stringiamo attorno a don Silvio ringraziandolo per il ruolo che svolge quotidianamente. Auspichiamo che le forze dell'ordine risalgano presto al colpevole, ribadendo che gesti di questo tipo sono totalmente incompatibili con la vita della comunità». Solidarietà anche dal sindaco di Bonea Giampietro Roviezzo. «Vogliamo sperare che si sia trattato di un corto circuito. Qualora non fosse - dice Roviezzo - ci troveremo al cospetto di un episodio che rinnoverebbe le preoccupazioni delle nostre comunità. A don Silvio rinnoviamo l'invito ad andare avanti nella sua missione pastorale». © RIPRODUZIONE RISERVATA