Ospedale di Sant'Agata dei Goti,
​addio al sit-in tra le polemiche

Domenica 23 Giugno 2019 di Giuseppe Piscitelli
Stop allo sciopero della fame, abbandono del presidio posto nel piazzale davanti all'ingresso principale dell'ospedale «Sant'Alfonso» e chiusura della tenda della Protezione Civile di Airola che ha ospitato per quasi tre mesi le pasionarie e gli attivisti del comitato «Curiamo la vita». «Profondamente offese per le insinuazioni gratuite subite» le due pasionarie, la presidente Mena Di Stasi e Margherita Rossano, hanno interrotto ieri mattina dopo quattro giorni lo sciopero della fame e contestualmente il comitato ha lasciato il presidio di protesta «anche per non mettere in imbarazzo la dirigenza sanitaria», come si legge in una nota dello stesso comitato.

Nel testo si fa riferimento all'inizio del movimento, sorto lo scorso 28 ottobre per sensibilizzare l'opinione pubblica sul declassamento del Pronto soccorso dell'ospedale e sullo spostamento del 118 da Limatola a Sant'Agata.
«Da allora il Comitato ha posto in essere molteplici forme di protesta, tra cui due occupazioni dell'aula consilaire, per invitare alla solidarietà le Istituzioni. Le attiviste per dare maggior peso alla protesta si sono viste costrette ad incatenarsi ed iniziare due scioperi della fame. La protesta sicuramente è riuscita a raggiungere il presidente della Regione De Luca, che, con il decreto 41 del 9 maggio, ha dato un nuovo e rinnovato riassetto all'azienda ospedaliera San Pio e in particolare all'ospedale di Sant'Agata».

Il comitato è formato da persone che hanno abbandonato famiglia, casa, lavoro per una causa comune, sottoponendosi a sacrifici indicibili in nome di un obiettivo che riguarda tutta la popolazione, hanno agito soltanto in senso di riconoscenza verso l'operato del personale nei confronti di loro familiari e ora ritornano alla loro quotidianità. Aveva anche brindato alla notizia della firma del decreto da parte del ministro Giulia Grillo, data da lei stessa in Irpinia lo scorso 19 maggio.

 

Da allora, però, è stata vana l'attesa dell'attuazione da Roma di quel decreto, sollecitato anche dalla sindaca Giovannina Piccoli nella lettera alla Grillo. Il terzo sciopero della fame ha riacceso i riflettori sul caso, ma «non ha sortito l'effetto sperato, in merito alla certezza dell'approvazione ministeriale del decreto di De Luca».
Infine il comitato stigmatizza il comportamento nei suoi confronti: «Si è fatta meno fatica per sensibilizzare De Luca che i più vicini; l'opinione pubblica ha definito l'ultimo sciopero un'ulteriore farsa, quasi a dire che tutto quanto posto in essere negli ultimi mesi dal comitato è stata una pagliacciata, purtroppo i risultati raggiunti smentiscono questa approssimata e fatalistica mentalità, tipica di coloro cui piace guardare dalla finestra». Il comitato comunque non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Infatti non si scioglie. Anzi, avverte che sarà ancora più audace la protesta, qualora si pensi di rendere vani i risultati raggiunti, e ringrazia quanti sono stati e saranno vicini ad esso in avvenire, con la convinzione ben consolidata che «il diritto alla salute non si tocca».
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