Ponte San Nicola a rischio:
2,5 milioni per il salvataggio

Domenica 5 Maggio 2019 di Gianni De Blasio
Il ponte San Nicola ha bisogno di interventi urgenti, poiché i fenomeni di degrado sono progressivi e quindi devono essere rimosse o almeno ridotte le cause, intervenendo anche con opportuni rinforzi. In linea di massima, dovranno essere realizzati nell'arco di 18 mesi, ma quelli di manutenzione (smaltimento acque, svuotamento e pulizia cassoni) risultano immediati quanto quelli di rinforzo, poiché atti a ridurre e contenere le cause di degrado. Il tutto, per un importo stimato di 2,5 milioni. «Qualora gli interventi non venissero effettuati nei tempi indicati, si ritiene che il ponte non possa continuare ad essere utilizzato in condizioni di sicurezza». È la conclusione alla quale è pervenuta l'apposita commissione di esperti, costituita dal dirigente del settore Opere Pubbliche del Comune di Benevento, Maurizio Perlingieri, il tecnico consulente dell'Anas, l'ingegnere Pietro Moretti, specializzato nella costruzione di ponti e viadotti, nonché due docenti universitari, Maria Rosaria Pecce ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l'Università del Sannio ed Edoardo Cosenza, docente di Tecnica delle costruzioni presso la Federico II di Napoli.
 
In attesa dei lavori da farsi, avvertono gli esperti, la funzionalità del ponte deve rimanere limitata e deve essere previsto subito un monitoraggio delle sue condizioni almeno ogni 3 mesi. Con un piano di manutenzione continuo e di monitoraggio che consenta di controllare le condizioni della struttura nel tempo, anche dopo gli interventi di risanamento e rinforzo. Trovano, pertanto, conferma le risultanze indicate dal dirigente Perlingieri all'atto del sopralluogo effettuato a metà agosto su input del sindaco Mastella. In più punti, rilevava il professionista, le travi del ponte San Nicola sono interessate da fenomeni di ossidazione dei ferri di armatura con espulsione del calcestruzzo, dovute d infiltrazioni d'acqua che interessano le stesse travi, cave all'interno. Nell'ottica della massima cautela e in vista degli approfondimenti cui concorreranno l'Università del Sannio e l'Anas, tenuto pure conto dei recenti eventi tellurici verificatisi in Molise, ecco la necessità di interdire la circolazione, in attesa delle prove da effettuare da parte dell'Anas ed esperti universitari. In conclusione, dalle indagini il ponte progettato dall'ingegnere Riccardo Morandi, che costituisce uno dei primi esempi di precompressione in Italia, risulta progettato con un procedimento efficiente e rigoroso e realizzato secondo il progetto, salvo differenza dovuta alle procedure di realizzazione.

In condizioni iniziali, il ponte sarebbe stato in grado di sostenere con adeguato livello di sicurezza anche i carichi previsti dalle attuali normative. Ma, dopo oltre 60 anni di vita, le condizioni di conservazione dei materiali dimostrano diversi fenomeni di degrado legati soprattutto all'effetto dell'acqua. Tanto da indurre cautelativamente e opportunamente l'Amministrazione a chiudere il ponte per il traffico veicolare. Anche per consentire una campagna di prove che ha riguardato il calcestruzzo (14 carotaggi), l'acciaio d'armatura e i cavi da precompressione (9 prelievi), oltre al controllo della geometria della struttura e dello stato delle armature (rilievi geometrici, 42 saggi, misure con corrosimetro, ispezioni).

Ovviamente, i fondi per gli interventi non sono previsti in bilancio, pertanto il Comune dovrà attivarsi immediatamente per reperire la necessaria copertura finanziaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA