Aldo Balestra

I bulli prepotenti
e i prof impotenti

di Aldo Balestra
Bullismo, offese al prof di Lucca. Preside: «Valuteremo anche docente» (Ansa, 20 aprile 2018)
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Una scuola che faccia la scuola, a cominciare dai docenti. Le famiglie che facciano le famiglie: a casa e, soprattutto, nel rapporto con chi ha il compito di insegnare ai propri figli. Le cronache di queste ultime settimane, quasi con un effetto moltiplicatore, sono piene di episodi di violenza in aula. Il tutto peggiorato dalla circolazione virale di immagini sui social. Insulti, aggressioni impressi in foto e video sui cellulari che poi finiscono come «trofei di guerra» per suscitare stupore, derisione, pubblico ludibrio e, per fortuna, anche ferma disapprovazione.
 
A Lucca, dove una banda di bulli aveva preso di mira un anziano docente, la dirigenza dell'Itc Carrara ha deciso - raccogliendo l'invito della ministra Fedeli - di proporre la bocciatura per cinque ragazzi coinvolti. L'esempio della fermezza servirà ai protagonisti per farli riflettere sull'assurdità del loro comportamento e le rispettive famiglie a valutare la gravità di quanto accaduto. E, ci auguriamo, suscitare la necessaria condivisione (o quanto meno accettazione) della decisione dell'autorità scolastica.

Ecco, le famiglie: pronte il più delle volte ad un'acritica difesa dei propri ragazzi, all'affiancamento tout court senza se e senza ma dei rampolli ribelli. «Figlio mio, hai proprio ragione. La colpa è del tuo prof». Minimo minimo ciò autorizza i ragazzi a non riconoscere l'istituzione docente, figuriamoci a rispettarla o ad accettare le sue decisioni. No, non ci siamo.

Ma non ci siamo nemmeno con una classe docente che sta rinunciando al suo ruolo, mettendo sotto i piedi la funzione pedagogica, inseguendo piccoli e grandi tornaconti ma più spesso piegandosi alla resa per stanchezza e demotivazione. Senza pensare che quei ragazzi abbandonati a se stessi, e dei quali spesso si subisce l'offensiva, possono essere uguali ai propri figli in un'altra classe, in un'altra scuola, in un'altra istituzione.

Bene si è fatto, allora, a Lucca, a valutare anche il comportamento di quel docente. Troppo arrendevole, troppo accondiscendente. Troppo vittima.  Rinunciare ad esercitare l'autorevolezza del ruolo, e l'autorità quando serve, significa tradire il mandato educativo che quella professione - una delle più belle del mondo - ancora riveste.

In giorni di litigi, offese, putiferi parlamentari, in attesa che un governo entri in azione, ci auguriamo che una delle principali attenzioni del nuovo esecutivo sia rivolta proprio al mondo della scuola. Ai ragazzi, ai docenti, ai dirigenti scolastici, alle famiglie e al ruolo di ciascuno. Non lamentiamoci, poi. Anche perchè il fenomeno disgregativo rischia di estendersi a macchia d'olio in quelle aule dove pure resistono, orgogliosamente e spesso eroicamente, tanti virtuosi esempi di "scuola buona". E meno male.
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«L'uomo è il prodotto della sua educazione» (Elvezio)
Sabato 21 Aprile 2018, 00:06
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1 di 1 commenti presenti
2018-04-21 16:10:18
Lei scrive "Troppo arrendevole, troppo accondiscendente. Troppo vittima" e che è giusto giudicare l'operato dell'insegnante. Lei se vuole può giudicare l'operato in quei 24 secondi di video, ma non può dire se nell'interezza del fatto non ripreso dal video l'insegnante sia stato come dice. Io credo che nel mantenersi calmo e senza rispondere l'insegnante sia riuscito a non far degenerare ulteriormente la situazione, dal momento che dalle parole uscite dalla bocca del ragazzo si potesse benissimo pensare (a ragione o a torto) che potesse essere alterato da qualche sostanza stupefacente per cui potesse reagire sconsideratamente mettendo in pericolo la sicurezza degli altri alunni presenti e affidati alla custodia del docente.


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