Maria Pirro

«Barbecue, l'errore
che fa 20 morti l'anno»

di Maria Pirro
Il test sul mio compagno di scrivania funziona: «Queste immagini sono scioccanti, impubblicabili». La prima mostra un uomo intubato, con gli occhi gonfi, la seconda una pancia a chiazze rosso sangue, l'ultima un'anziana dai capelli dorati con la pelle squamata, ritratta di spalle. Sono le immagini che vengono utilizzate ai congressi medici per segnalare che un killer si aggira nelle sere di mezza estate. Colpisce e uccide nel silenzio. In Italia si incontra in qualsiasi supermercato, tra gli scaffali: la bottiglia rosa di alcool è in commercio non solo in farmacia, si può acquistare senza autorizzazioni. Il contenuto altamente infiammabile è utilizzato come combustibile domestico, per ravvivare il fuoco dei barbecue, che si moltiplicano con l'avvento della bella stagione. «La pratica è molto diffusa in Italia, anche perché chiunque può comprare il flacone di plastica, a differenza di quanto accade in Inghilterra», ribadisce Gennaro Savoia (nella foto), direttore della terapia intensiva del Centro grandi ustionati dell'ospedale Cardarelli di Napoli, che mi ha inviato le foto per spiegare che all'uso improprio è purtroppo collegato all'alto numero di ricoverati gravi, 300 feriti all'anno, cui si aggiungono 20 morti all'anno



Savoia chiarisce: «A causa di un complesso processo, il getto di alcool spruzzato sul fuoco crea una nube che fa esplodere la bottiglia». Conseguenza: «Ustioni su tutto il corpo». Tanto che già da alcuni anni il Cardarelli è promotore di un progetto, curato nella comunicazione da Laura del Prato (del Centro di Biotecnologie del Cardarelli) e sostenuto dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani e dall’Ordine provinciale dei Farmacisti di Napoli, che prevede una campagna d’informazione sui pericoli da «uso sconsiderato dell’alcool denaturato».

Come mostra la locandina, il flacone è paragonato a una bomba: «Che differenza c'è? Nessuna», lo slogan.


Centri Siust (ossia della Società italiana ustioni), in collaborazione con l'ospedale, sono impegnati in un monitoraggio che ha portato a rilevare che il 20 per cento dei ricoveri nelle strutture specializzate è dovuto a questo tipo di incidenti che comportano peraltro una spesa nelle cure, a carico del sistema sanitario nazionale, che supera i 14 milioni di euro solo per i primi 25 giorni di degenza. C'è anche un'organizzazione, la Octopus, formata da ex pazienti per fare prevenzione, attraverso testimonianze dirette e segni indelebili. Scioccanti, sì. Il mio compagno di scrivania, che è tra quelli che accende con l'alcool il barbecue, è impressionato e anche pentito. 
Martedì 12 Luglio 2016, 17:32
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