Maria Pirro

«Maxi-rogo in Terra dei fuochi,
impianti di rifiuti sotto scorta»

di Maria Pirro
Inviato a San Vitaliano

Il generale Sergio Costa, diventato un simbolo della battaglia contro i veleni in Terra dei fuochi, arriva alle 15.40 sul luogo del maxi incendio di rifiuti, nella nuova sede del gruppo Bruscino, ed è la prima volta che ritorna sul luogo dell'emergenza in qualità di ministro dell'Ambiente. Vuole vedere il capannone divorato dalle fiamme, ringrazia i pompieri da 24 ore impegnati a spegnere il rogo, incontra i carabinieri alle prese con le indagini. Chiama, quindi, l'Arpac e l'Asl per avere informazioni sull'inquinamento dell'aria e anche del suolo.

Poi annuncia l'intenzione di utilizzare anche i militari per «diminuire, se non azzerare, gli incendi negli impianti di rifiuti», che si registrano con una frequenza senza precedenti. «Circa trecento negli ultimi due anni», avvisa. «Vuol dire che qualcosa sta accadendo». La sua proposta è considerare i siti di stoccaggio «sensibili», come i palazzi istituzionali e i luoghi di culto, affinché «possano entrare nel piano coordinato di controllo del territorio gestito da ogni prefettura con l'ausilio di tutte le forze dell'ordine». Obiettivo: rafforzare la vigilanza, nell'ambito delle attività di prevenzione, dando «un'ulteriore garanzia al cittadino, ma anche all'imprenditore». Perché «mai più dobbiamo tornare su fatti come questo, dove c'è già stato il danno».

Davanti alla sede di Ambiente spa, sotto il sole, Costa parla per 17 minuti senza pause e spiega di averne già sentito l'ufficio di gabinetto del Viminale in vista di un incontro più tecnico «con il collega Matteo Salvini, che sicuramente sarà disponibile a realizzare l'intervento non complicato». Inoltre, prosegue il ministro, «sarebbe opportuna una riorganizzazione del sistema anti incendio interno, nelle aziende, usando anche i cosiddetti sgravi fiscali, per ottenere azioni più vigorose in caso di allarme». I vigili del fuoco l'altro ieri sono andati a fare rifornimento fino a Nola, riferisce Maria Rosaria Nappa, dell'associazione La Salamandra, lo stemma della Protezione civile in vista sul ciglio della strada, tra noccioleti e autobotti. A partire da queste zone va potenziato subito il monitoraggio ambientale con altre centraline fisse e laboratori mobili per rilevare i dati, è un ulteriore impegno promesso da Costa al sindaco e agli abitanti di San Vitaliano, che gli fanno notare: «Questo comune ha il record di sforamenti di pm10, le polveri sottili».

Sul posto ci sono anche il sottosegretario Salvatore Micillo, qui già domenica pomeriggio, e il parlamentare 25enne Luigi Iovino, di ritorno dalle lezioni alll'Università; mentre in Consiglio regionale si accende la polemica politica. Il dibattito comincia con la richiesta di una seduta straordinaria sull'emergenza incendi in Campania e, in particolare, su quanto accaduto a San Vitaliano («Dibattito fissato per il 17-18 luglio», dice il capogruppo del M5S, Gennaro Saiello). Ma il vicepresidente e assessore all'ambiente Fulvio Bonavitacola è anche chiamato a riferire subito in aula: è stato sul posto in mattinata. Rassicura tutti indicando i preliminari riscontri tecnici, e si schermisce: «Mi è stato contestato di essere stato presente alla inaugurazione dell'azienda che ha preso fuoco. Chiedo se esistono precauzioni che possano escludere in radice il verificarsi di incendi e se si può prevedere con due anni di anticipo». Subito dopo viene a mancare il numero legale. E il M5s attacca ancora, Valeria Ciarambino fa notare: «È la quarta seduta consecutiva che salta».

Costa annuncia, però, un incontro con il governatore Vincenzo De Luca nei prossimi giorni: «Per dire che il ministro dell'Ambiente non è mai contro qualcuno, ma sempre affianco a qualcuno. I problemi si risolvono insieme, altrimenti si fanno inutili querelle». E, in serata, «fatti gli scongiuri dovuti», il ministro ottiene il passaggio delle competenze su Terra dei fuochi (più quelle per la tutela idrogeologica e l'economia circolare). Ciò consente, ad esempio, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale di quei siti, individuati dalla task-force, «per dire dove c'è e dove non c è il problema. Si accelera di mesi, se non di ulteriori semestri, il lavoro», dando le risposte attese, spiega. «Si apre così un percorso, che è cosa diversa dall'aver risolto il problema. Ma si può iniziare a parlare di messa in sicurezza e bonifiche, non più solo di problematiche di tipo agricolo». Il passo successivo è individuare le risorse per la riqualificazione. «Una necessità trasversale, al di là delle appartenenze. L'ambiente è di tutti e dobbiamo salvarlo». Non solo il governo o l'Italia intera: «L'Europa ha bisogno di crederci», conclude il generale, puntando dritto a ottenere i fondi.
Martedì 3 Luglio 2018, 00:00
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