Maria Pirro

Un protocollo tra medici e magistrati
per i malati psichiatrici autori di reati

di Maria Pirro
Medici e magistrati sono chiamati a lavorare insieme per garantire le cure necessarie ai malati psichiatrici autori di reati. È l’indicazione che arriva dal Consiglio superiore della magistratura con l’approvazione della Risoluzione sui protocolli operativi in tema di misure di sicurezza, proposta della settima commissione presieduta dal giudice Nicola Clivio. Si tratta di un intervento atteso, in linea di continuità con la delibera licenziata il 19 aprile 2017 per il superamento dei manicomi criminali e l’istituzione delle Rems, le nuove residenze senza più sbarre alle finestre che devono rappresentare comunque l’estrema soluzione, quando non è possibile seguire i pazienti nei luoghi di residenza e di provenienza. L’integrazione sollecitata è, dunque, una tappa di un più lungo e complesso percorso, a ostacoli, a causa di mancate sinergie tra professionisti e carenza di risorse a disposizione dei servizi di salute mentale.

LA DELIBERA
Il complesso scenario è stato descritto in una serie di audizioni svolte a Roma che hanno portato a ribadire l’importanza di sostenere progetti di cura individualizzati. «È cruciale che i rapporti di conoscenza dell’offerta terapeutica e riabilitativa sul territorio (che insiste sui singoli distretti di Corte di Appello e sui relativi Uffici giudiziari ad essi afferenti) siano saldi e costantemente affrontati», si legge nel documento di 7 pagine, che presenta il protocollo operativo come «strumento di lavoro che può consentire di integrare il procedimento giudiziario in ciascuna delle sue fasi con le esigenze e le opportunità» connesse ai modelli di assistenza disponibili. Un passaggio ritenuto decisivo da Psichiatria democratica, che argomenta: «La grande innovazione consiste nel fatto che si auspica che, in tutti gli uffici, giustizia e sanità siano in costante relazione e pertanto in grado di garantire la salute mentale dei pazienti e, al contempo, la sicurezza dei cittadini». Ci sono tribunali come Bologna, Milano e Benevento già attrezzati per favorire la collaborazione. Per gli altri, le indicazioni del Csm sono da considerarsi subito operative. In concreto, si prevedono «contatti tra giudici dell’udienza preliminare, pubblici ministeri, magistrati di sorveglianza e servizi di salute mentale» proprio per «puntare alla presa in carico, da parte del servizio psichiatrico territoriale, utilizzandone, ove necessario le strutture in dotazione e riservando l’invio in Rems solo a quelle situazioni in cui ogni alternativa risulti non praticabile». Emilio Lupo e Cesare Bondioli, che a nome di Psichiatria democratica hanno portato avanti la proposta, sottolineano infine come novità positiva la previsione di una formazione congiunta e il monitoraggio dei casi affrontati nella fase esecutiva attraverso tavoli tecnici.
Venerdì 28 Settembre 2018, 21:23
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