Terrorismo a Luzzi, il paese calabrese
degli aspiranti jihadisti italiani

Sabato 28 Novembre 2020 di Bruno Palermo

Accuse di terrorismo e quella strana coincidenza con il paese di Luzzi. Aveva scaricato dal darknet i manuali che servivano per costruire ordigni esplosivi artigianali e le dispense di auto-addestramento per compiere attentati. Nonostante conducesse un vita tranquilla (lavorava in un Patronato) era molto attivo sul web e i suoi frequenti accessi ai siti di propaganda del fondamentalismo islamico e dei gruppi terroristici mediorientali hanno fatto suonare il campanello d’allarme degli investigatori che hanno cominciato a tenerlo d’occhio, fino a ieri mattina.

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Terrorismo, italiano arrestato: su Telegram tutorial per fare attentato


L’ORDINANZA<QA0>
Così Domenico Giorno, 42 anni, di Luzzi, in provincia di Cosenza, è stato arrestato dalla Polizia di Stato che ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Catanzaro. L’uomo, cittadino italiano che ha anche la residenza a Luzzi, è ritenuto dagli inquirenti responsabile del reato di auto-addestramento ad attività con finalità di terrorismo. Il provvedimento è frutto di una attività investigativa condotta dalla Digos Distrettuale di Catanzaro e quella di Cosenza, dal Servizio Polizia postale e delle comunicazioni e dal Servizio per il Contrasto all’estremismo e terrorismo esterno, dirette e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Catanzaro con il procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e il sostituto procuratore Graziella Viscomi.


L’indagine è stata avviata grazie alla segnalazione, acquisita tramite collaborazione internazionale, della condivisione di materiale su una piattaforma digitale di contenuti in lingua araba, di propaganda del terrorismo di matrice jihadista che avrebbe effettuato Giorno. Nel corso delle intercettazioni telematiche gli uomini della Polizia di Stato hanno verificato come l’arrestato disponesse di numerosi account su piattaforme social (Telegram, Rocket Chat, Riot) grazie ai quali partecipava a gruppi chiusi di connotazione jihadista per accedere ai quali bisognava essere accreditati. L’uomo aveva imparato bene l’arabo e si era fatto crescere una folta barba. Il grave quadro indiziario a carico di Giorno sarebbe stato corroborato anche dalle risultanze delle intercettazioni ambientali e telefoniche e dal contenuto di numeroso materiale sequestrato nel corso delle indagini. Sono stati rinvenuti anche video ed immagini cruente di esecuzioni dell’Isis, riviste ufficiali delle agenzie mediatiche dell’Isis, di Al Qaeda e altri gruppi terroristici. Per la seconda volta il piccolo paese di Luzzi finisce al centro delle cronache per vicende che riguardano il terrorismo islamico, anche se gli stessi inquirenti sembrano confermare che tra i due episodi non ci sia collegamento.


LA CONDANNA<QA0>
Nel gennaio del 2016, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro, fu arrestato dalla Digos di Cosenza e dal Servizio centrale antiterrorismo un giovane marocchino con l’accusa di essere un aspirante “Foreign fighter” che avrebbe voluto raggiungere la Siria per unirsi all’Isis. In primo grado, il gup distrettuale di Catanzaro, al termine del rito abbreviato, aveva emesso una sentenza di condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione. Sentenza confermata in Appello. Il 13 dicembre 2019, la prima sezione della Corte di Cassazione ha ritenuto la condanna non meritevole di conferma, rimandando gli atti alla Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo giudizio.
 

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