Maddaloni. Boss condannato e minacce al pm, la sorella candidata alle Comunali

Venerdì 25 Maggio 2018 di Mari Liguori
Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere
Rischia una denuncia per oltraggio e minacce a magistrato in udienza, Eduardo Esposito, fratello del boss di Maddaloni, Antonio o sapunaro.
I carabinieri della stazione di Santa Maria Capua Vetere, competenti per il Palazzo di Giustizia, hanno identificato l'uomo che, nel corso della lettura della sentenza per il capoclan, ha dato in escandescenze urlando insulti e minacce nei confronti del sostituto procuratore Antimafia Luigi Landolfi. Quanto accaduto in Corte d'Assise mercoledì sera non resterà dunque senza conseguenze. All'atto della lettura della sentenza di condanna all'ergastolo per Antonio Esposito, suo fratello, che si trovava nella sala riservata al pubblico e sovrastante l'aula di giustizia, ha perso il controllo e ha iniziato a battere con la testa contro la vetrata per attirare l'attenzione. Poi ha puntato il magistrato Dda, accusandolo «di esserci riuscito», presumibilmente a far condannare all'ergastolo suo fratello, e ha urlato più volte «ti taglio la testa». Il tutto condito da una serie di improperi, gestacci e insulti.
L'uomo è stato poi allontanato dai carabinieri e ora sono in corso gli accertamenti. Della vicenda è stata notiziata la Procura di Santa Maria Capua Vetere ma si può presumere che anche la Dda di Napoli riceverà una relazione sulla serata di follia in Corte d'Assise. Rischia dunque un'incriminazione e nuovi guai si profilano all'orizzonte per la famiglia Esposito in questi giorni peraltro impegnata in campagna elettorale. Il giovane ras è infatti il fratello di una «stella» della politica maddalonese. Teresa Esposito, già eletta consigliere alle ultime due tornate elettorali, è di nuovo candidata alle comunali di Maddaloni. La sorella del boss condannato all'ergastolo due giorni fa è campionessa di voti soprattutto nel seggio che fa capo a via Feudo, quello delle palazzine popolari in cui, secondo la Dda, è suo fratello e dettar legge.
 
, in passato, ottenne dallo Stato un risarcimento per ingiusta detenzione, una somma di 290mila euro, per l'arresto e il processo per l'omicidio di un albanese assassinato nel corso di una lite davanti a un bar. Esposito fu processato e assolto in Appello, sentenza che annullò la condanna a 28 anni di reclusione disposta in primo grado. Per questa ragione fece causa allo Stato per ingiusta detenzione. Di recente, per quel delitto, è stato di nuovo chiamato in causa da ex affiliati, ma non potrà essere più processato in applicazione del principio del «ne bis in idem». La condanna di due giorni fa riguarda l'omicidio di Daniele Panipucci, ucciso per essersi rifiutato di continuare a spacciare per conto del clan. Il mese scorso, lo stesso gruppo di pusher ha subito una pesante batosta con una retata della polizia che ha portato a numerosi arresti. Ordinanza bis, in carcere, anche per Esposito. Della rete di spacciatori facevano parte madri e figli, alcune delle donne hanno cercato di «compulsare» la carriera criminale dei figli stringendo rapporti diretti con il giovane ras Esposito.
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