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Camorra, i Capaldo e la Parmalat
«Cragnotti ci diede i ticket
per la partita Napoli-Lazio»

Venerdì 29 Gennaio 2021 di Marilù Musto
Camorra, i Capaldo e la Parmalat «Cragnotti ci diede i ticket per la partita Napoli-Lazio»

«Quando Cragnotti ci diede due biglietti per andare allo stadio a vedere la Lazio». Se fosse necessario un titolo, l’intercettazione fra Nicola Capaldo e la sua fidanzata Jennifer in una Smart, captata dai Ros nel 2019, sarebbe proprio questo. La capacità imprenditoriale di Filippo Capaldo è tutta contenuta qui, in una frase che rivela l’abilità di avvicinare chi conta, di entrare nelle grazie di un manager come l’irraggiungibile Cragnotti, di partire da Casapesenna e andare a Roma solo per incontrarlo. «Perchè Filippo e come lo zio Pasquale», spiega Nicola Capaldo, riferendosi forse a Pasquale Zagaria, il fratello del boss Michele «Capasatorta» che rappresenta l’ala imprenditoriale del clan dei Casalesi. Questo, almeno, è lo spaccato che viene fuori dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza di qualche giorno fa che ha colpito la famiglia Zagaria-Capaldo. Forse è per questo motivo che i fratelli Capaldo - Filippo, Nicola e Francesco - nipoti del boss Zagaria, nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, sabato, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Troppe circostanze da spiegare, nell’ordinanza contestata. Racconti come quello con al centro Cragnotti, tutti da verificare. Strategia, ma anche altro. Eppure, nel provvedimento di arresto chiesto dalla Procura Napoli e ottenuto dai carabinieri del Ros di Napoli, i particolari di quel presunto incontro emergono chiarissimi. Il racconto di Nicola alla fidanzata è il seguente. «Mio fratello Filippo - racconta Nicola - disse: papà io queste bibite non le voglio fare più, il latte è meglio! All’epoca ci dividemmo, mio zio si faceva le bibite, il fratello di mio padre e noi ci mettemmo dietro al latte!» Fu così che il business della distribuzione del latte Parmalat ebbe inizio. Poi, Nicola Capaldo parla dell’incontro con Sergio Cragnotti, allora manager di Parmalat e presidente della squadra Lazio: «Andavamo a parlare con Cragnotti - dice a Jennifer - .Non me lo dimentico mai, una volta arrivammo, stavamo io papà e Filippo. Dal raccordo si esce e c’è proprio l’uscita Centrale del latte. Comunque questo teneva la 166 super, Cragnotti. E Filippo teneva la Mercedes, la 320. Noi arrivammo all’uscita, dall’uscita imboccammo l’uscita uno dietro l’altro, quello accelerò un poco e Filippo come al solito non lo riconobbe però, come vide che quello accelerò un poco, ci facemmo la corsa fino a dentro il parcheggio! Scese Cragnotti e disse: complimenti, bella macchina, bello stile di guida! Poi alla fine ci incontrammo sopra e disse: ah, ma lei è il signore della Mercedes di qua e di là. E il direttore generale della Parmalat, della Cirio, disse: i signori così e così, sono concessionari! Piacere, piacere. E ci regalò pure tre biglietti per Napoli Lazio!». A Roma, ma anche oltre, tracciando una vecchia rotta già segnata dallo zio: il capo dei capi della camorra di Terra di Lavoro, Michele Zagaria. Il clan dei Casalesi aveva individuato a Tenerife, l’isola spagnola, dove ripulire i proventi criminali e metterli al riparo dai sequestri. E i nipoti di Zagaria, i fratelli Capaldo, ora, sono tre degli otto destinatari di misure cautelari con accuse che spaziano dall’associazione camorristica, riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.
A Tenerife, tra la primavera e l’estate 2017, Nicola e Mario Francesco Capaldo avevano messo in piedi un’azienda di noleggio di veicoli elettrici, la Cattleya Reni, «ubicata in Avenida de Espana, 38660 Adeje, Canarias, (Tenerife)». Dopo diversi sopralluoghi «dal luglio del 2017 i fratelli Capaldo si trasferiscono definitivamente alle Canarie». Luogo scelto per sfuggire ai sequestri, come confida Mario Francesco Capaldo a un amico, G. S.: «Compà, io e Nicola mio fratello abbiamo deciso che a settembre ce ne andiamo! A Tenerife! Lì ci stanno pure i russi, a dicembre». A Tenerife, avevano aperto - stando alle indagini - un’azienda di noleggio di veicoli elettrici. Qui, in Italia, da anni invece i nipoti di Zagaria avevano messo le mani sul settore della distribuzione alimentare nelle catene di supermercati «Pellicano» e «Jolly Market».

Ultimo aggiornamento: 19:30