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Caserta, Palazzo dei Vescovi in rovina
si sbriciolano secoli di storia

Martedì 14 Giugno 2022 di Nadia Verdile
Caserta, Palazzo dei Vescovi in rovina si sbriciolano secoli di storia

Delicati, belli, settecenteschi. Gli affreschi della volta della loggia del Palazzo dei vescovi, già caserma Sacchi a Caserta, nel territorio di Falciano, si stanno sbriciolando, nel totale disinteresse del proprietario, il Comune capoluogo. Restaurati una quindicina di anni fa, sono oggi in condizioni pietose per evidenti e trascurate infiltrazioni d'acqua che stanno non solo cancellando gli affreschi e ammorbando le pareti della loggia ma anche danneggiando il prezioso parquet messo durante la fase di risistemazione. In uno dei sottoportici che danno sul cortile con l'antico pozzo, sono accumulati divani, frigoriferi, mobili da cucina, armadi smontati provenienti dagli appartamenti dell'ex Sprar. Indifferenza e incuria la fanno da padrone e nei piani alti restano abbandonate anche confezioni di preservativi usati.

Per il recupero di questo complesso storico-architettonico sono arrivati negli anni circa 22 milioni di euro. I lavori di restauro iniziarono nel 2006, dei primi due lotti se ne occupò lo studio Cga Carafa e Guadagno mentre il terzo lotto fu recuperato dall'Ofca Officina Cutillo Architetti e Mario Lo Presti. Il complesso è costituito da cinque corpi di fabbrica: il Palazzo dei vescovi, il Seminario, il Conventino, il Padiglione militare, gli edifici ottocenteschi, il tutto per una superficie di circa 16mila metri quadrati circondati da quasi 8mila metri quadrati di aree esterne.

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Il percorso amministrativo per il recupero del bene iniziò 24 anni fa. Nel 1998 ci fu la procedura di alienazione dell'intero complesso. Nel 1999 l'amministrazione inserì nel suo piano programma l'acquisizione e il recupero dello stesso. Nel 2000 la prima trance di finanziamento da Pic Urban II pari a 7milioni e 454mila euro. Nel 2003 il perfezionamento delle procedure di acquisizione del bene con un ulteriore tranche di finanziamento attraverso Pit città di Caserta e Por Campania 2000-2006 per un importo di 7 milioni e 781mila euro; nel 2004 gli interventi preliminari alla progettazione di recupero del complesso. Nel 2005 la progettazione di due lotti funzionali per un importo di 15 milioni e 235mila euro. Nel 2006 l'inizio dei lavori. Nel primo lotto dovevano esserci, da progetto, l'area della comunicazione e quella dell'assistenza alle piccole e medie imprese. Nel secondo l'area della conoscenza e della cultura (museo civico, la sede dell'istituto di studi storici della città di Caserta e la biblioteca) da allocare nell'ex Palazzo del vescovo, poi l'area della formazione musicale compreso il Conservatorio all'interno dell'ex convento, e quindi l'area per lo sviluppo attività imprenditoriali e centro sociale di assistenza nei corpi ottocenteschi. Il terzo lotto, costituito dal piano terra del padiglione militare, doveva essere destinato all'accoglienza e alle associazioni. I lavori iniziarono nel 2008. Undici anni fa furono spostati nell'ex Palazzo dei vescovi gli uffici dell'anagrafe e dei servizi sociali del comune. A stabilirlo fu il commissario prefettizio Piero Mattei. Nel 2014 sei milioni e mezzo di euro provenienti da fondi regionali di Più Europa furono destinati per il completamento del recupero dell'ex caserma Sacchi.

Nel 2018 la giunta approvò il progetto definitivo/esecutivo relativo al completamento dei lavori di recupero con quei sei milioni e mezzo messi a disposizione, quattro anni prima, dalla Regione Campania. «Un atto fondamentale disse l'allora assessore ai Lavori pubblici Franco De Michele che restituirà alla cittadinanza un Palazzo dei vescovi che, completamente ristrutturato, diverrà un sito di altissimo valore storico e culturale, oltre che funzionale. Ancora una volta l'amministrazione dimostra la sua capacità di recuperare risorse indispensabili per lo sviluppo della città». Di questa capacità la città ancora non si è accorta ma nel frattempo tocca constatare che un luogo che trasuda storia vive chiuso alla collettività, abbandonato, incompleto e in decadenza.

Già nel 2016 il Wwf di Caserta aveva lanciato l'allarme: «Allo stato attuale dissero sei anni fa i numerosi locali non utilizzati, nonostante il restauro, versano in uno stato di degrado avanzatissimo ed evidente; sono stati lasciati inutilizzati, incustoditi, preda di atti vandalici, di infiltrazioni non segnalate e quindi non riparate, di degrado generalizzato. L'ex caserma Sacchi non può e non deve diventare un altro esempio di dissennata gestione delle nostre risorse economiche e architettoniche: vigileremo affinché il futuro sindaco metta in agenda un progetto di utilizzo della struttura, insieme alle altre annose problematiche della nostra città, anche questo ennesimo episodio di spreco imperdonabile di risorse pubbliche». Da quella denuncia sono passati sei anni e di azioni non se ne trovano più in rete.
 

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