Caserta, la stagione dei saldi
non decolla: commercio in crisi

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Mariamichela Formisano
I saldi a Caserta non decollano. È questo il dato che emerge dopo una settimana di saldi invernali che, con sempre maggiore urgenza, avrebbero dovuto dare ossigeno alle casse esanimi dei negozi del centro. E nonostante il bel tempo di questi giorni abbia invogliato lo shopping per le vie del centro, le vetrine e gli scaffali restano pieni di capi invenduti. Si spera che al secondo step degli sconti, quelli dal 40% in su, le cose migliorino, mentre tornano alla ribalta problemi vecchi e nuovi da affrontare prima che l'invenduto si trasformi in un bagno di sangue per il commercio casertano.

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I PROBLEMI
Problemi vecchi, come una zona a traffico limitato irrazionale e parcheggi a pagamento sovradimensionati rispetto agli stalli free, come l'incuria e la sporcizia che connotano le strade del centro città, e lo sciattume facilmente risolvibile rispetto all'inarrivabile soluzione contro il decennale problema dei Centri Commerciali. Perché lì i chilometri di fila continuano da anni a intasare l'uscita autostradale Caserta Sud, e i parcheggi si rivelano da sempre tappeti di macchine parcheggiate fin sulle aiuole. Eppure, strano a credersi, anche il Campania e l'Outlet di Marcianise avrebbe subìto un calo di vendite negli ultimi anni rispetto al boom dei primi anni dall'inaugurazione.

LE ECCEZIONI
Cali che, seppure attribuibili alle difficoltà economiche delle famiglie, non rappresentano criticità per colossi che soddisfano un pubblico proveniente da Napoli, Caserta e altre province. Colpa dell'e-commerce, si sente dire da ogni parte, e i dati lo dimostrano. Si va nei negozi, si misurano i capi, e poi si compra su internet con sconti maggiori e tutto l'anno. Inoltre si possono indossare i capi per 30 giorni e poi restituirli con una scusa. Uno scempio reso noto nei giorni scorsi dal caso di una blogger, ovviamente denunciata, che suggeriva tale escamotage ai propri follower. E mentre non c'è crisi o e-commerce che tenga per i colossi commerciali alle porte di Caserta, i commercianti della città tremano. Perché il calo di vendite del 40% subìto negli ultimi 6/7 anni non può peggiorare ancora di più, così come il calo dei fitti di locazione del 30% a corso Trieste e del 15% a via Mazzini, non possono lasciare ancora i locali commerciali alla mercé di chiunque voglia avviare un'attività di scarsa qualità a ridosso della Reggia. E già fanno storcere il naso i negozi cinesi che, da qualche tempo, sono apparsi anche al centro. Segnali di una avanzata economica difficilmente arrestabile e di una necessità urgente di risparmio che non esclude più alcuna categoria sociale.

LE SOLUZIONI
Ed è sempre alla Reggia che si guarda con speranza per rilanciare la città turistica che Caserta non è mai riuscita ad essere. E la voglia di darsi una svegliata arriva dal Tavolo Tecnico Turistico istituito a ottobre dal Comune di Caserta. Regione Campania, associazioni di categoria, Direzione Reggia e Università Vanvitelli dovranno lavorare insieme già a partire dalla prossima settimana, affinché le strategie e le comunicazioni siano condivise e univoche. Obiettivo: portare in città i numeri della Reggia. Perché se è vero che le vendite di accessori e abbigliamento a Caserta sono calate del 40%, è altrettanto vero che alla Reggia i turisti continuano ad arrivare e a sostare in città. Lo dimostrano i numeri di B&B, ristoranti e bar inaugurati in città negli ultimi tre anni, e i numeri di turisti registrati negli alberghi che continuano a salire. Occorre prendere atto di tutto questo e cavalcare l'occasione che il monumento vanvitelliano offre al territorio, mettendo in moto un sistema di trasporti, di collegamenti con gli altri siti d'arte, di incentivi che invitino i visitatori a godere della città nel suo insieme. © RIPRODUZIONE RISERVATA