Commercio in crisi a Benevento,
l'assessore: «Troppi negozi cinesi»

Martedì 7 Gennaio 2020 di Gianni De Blasio

L'e-commerce ma non solo. È probabilmente il fattore prioritario che sta frenando il commercio tradizionale, come ha evidenziato il sindaco Mastella nel «rapporto alla città», ma l'assessore alle Attività produttive, Oberdan Picucci, ne rimarca un altro a suo dire sottostimato: il «pericolo giallo». Se l'e-commerce è cresciuto enormemente in popolarità negli ultimi decenni e, in un certo senso, sta sostituendo il tradizionale negozi di mattoni e malta, consentendo di acquistare e vendere prodotti su scala globale, ventiquattro ore al giorno senza incorrere nelle stesse spese generali che si hanno con la corsa a negozio di mattoni e malta, c'è da tenere pure in conto il business vissuto davvero in modo scientifico dal laborioso popolo cinese.

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«I negozi cinesi, ormai, sono diventati troppi. Pur se i commercianti italiani non hanno nulla in contrario al libero mercato, quella che sta avvenendo assume le sembianze di «un'invasione. Almeno rispetto al bacino di utenza» Secondo uno studio di Infocamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio Italiane, fra le regioni in testa per la crescita percentuale di imprese guidate da persone provenienti dalla Repubblica popolare cinese, c'è la Campania che registra un incremento del 46% nei 5 anni considerati (2011-2016), con la provincia di Benevento che si attesta su un incremento dell'11%. «Si tratta di un elemento spesso sottaciuto dai singoli commercianti o dai loro rappresentanti dice Picucci -, che spesso attribuiscono gran parte delle loro difficoltà ai due centri commerciali, che attirano e sottraggono clienti dalle zone storiche del commercio».

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«Tra qualche giorno, come ormai accade da anni, ci sarà l'inevitabile commento dell'esito dei saldi e la ricerca dei fattori che hanno contribuito al buon esito o ne hanno determinato l'insuccesso. Analisi e commenti che spesso indicano se le azioni promozionali poste in essere da alcuni enti, in particolare il Comune di Benevento o la Camera di Commercio, abbiano determinato condizioni favorevoli per incentivare i consumi». Ma per l'assessore, basterebbe leggere qualche rapporto dell'Istat, dei dati Infocamere o di altri qualificati istituti, pubblici o privati, per rendersi conto che il fenomeno - come più volte ho ricordato è di carattere nazionale e riguarda ogni realtà comunale: a prescindere dai loro amministratori, dalle loro capacità o dal loro colore politico.
 


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«L'indebolimento della spesa delle famiglie si è infatti inevitabilmente tradotto in una frenata delle vendite al dettaglio. Ciò ha determinato che le famiglie, per conseguire vantaggi in termini di prezzo e mantenere il tenore di vita, hanno modificato i loro comportamenti: sia nella composizione della spesa in termini di qualità dei prodotti, sia rispetto ai canali distributivi utilizzati. Piuttosto che la ricerca di responsabilità, è su questo aspetto che andrebbe quindi ampliato il ragionamento, per capire in che modo e con quali misure può essere affrontata questa situazione».
 

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