Stangata alla camorra di Marcianise:
due secoli al clan del boss «mistico»

Venerdì 29 Maggio 2020 di Mary Liguori

Si erano riorganizzati approfittando del vuoto creato dalle inchieste che hanno decimato la cosca avversaria, riuscendo in una decina d’anni a tornare in sella. Estorsioni, ma non solo. Imposizioni di prodotti agli esercizi commerciali, soprattutto caffè, e poi subappalti nel settore pubblico con ditte «pulite» e una mano, occulta, sulle elezioni. Eccolo, il clan di Marcianise dalla triplice testa, scompaginato da un’operazione della Mobile di Caserta nel settembre del 2019 e stangato ieri da 234 anni di carcere: è la sentenza’esito della sentenza di primo grado. Venticinque le condanne emesse a carico del cartello Piccolo-Perreca-Letizia, quattro le assoluzioni disposte. Il verdetto emesso ieri dal gip di Napoli Francesco Cananzi accoglie su tutta la linea la requisitoria del sostituto procuratore Antimafia Luigi Landolfi, il magistrato che ha sgominato sia questo clan che quello ad esso avversario, i Belforte; i due clan sono stati protagonisti in passato di una faida tanto efferata da indurre il prefetto di Caserta, negli anni 90, a imporre il coprifuoco a Marcianise. 

Figura apicale del gruppo è Pasquale Piccolo detto Rockfeller. Quando un anno e mezzo fa la polizia lo arrestò, l’ex carrozziere diventato padrino di camorra si era dato a vita religiosa. Non secondo la Dda, tantomeno secondo il giudice che ieri lo hanno condannato a venti anni di reclusione. Secondo il verdetto, rockfeller non è mai uscito dalla malativa, benché frequentasse la chiesa e apparisse, ormai, come un fervente credente.

Oltre a Rockfeller, sono stati ritenuti colpevoli di reati che vanno a vario titolo dall’associazione per delinquere di stampo mafioso all’estorsione altri 24 imputati. Fabio Buanno è stato condannato a 2 anni, Luigi Caterino a 8, Celeste Francesco Antonio a 5, Pietro De Lise a 9. E, ancora, il gip ha inflitto sei anni ciascuno a Maria Cristiano, Palma Bellopede Piccolo e Angelo Piccolo; vent’anni a testa ad Andrea e Antonio Letizia; otto a Giuseppe Letizia, sei a Primo Letizia; dieci a Michele Maietta e Antimo Mastroianni; tredici a Luigi Nacca; dieci a Luigi Noia; venti ad Achille Piccolo e Giovanni Perreca; tre a Giuseppe Pettrone, dieci a Domenico Piccolo, tre a Mario Russo, sei a Giovanni Timbone e nove a Vincenzo Timbone. Assolti Alessandro Menditto, Felice Napolitano, «perché il fatto non costituisce reato», e Gennaro Scognamiglio e Salvatore Silvestre «per non aver commesso il fatto». 

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