Jabil, il governo pronto a dare aiuti:
«Ma basta con questa arroganza»

Giovedì 28 Maggio 2020 di Enzo Mulieri

Il pressing da Roma sugli Usa non si è mai fermato. Il governo ha messo in moto la «diplomazia economica» per bloccare i 190 licenziamenti alla Jabil di Marcianise. Un minuto dopo la rottura della trattativa lunedì notte il ministro Nunzia Catalfo ha fatto arrivare ripetutamente messaggi al supermanager di Jabil negli States, Otto Bik. La risposta per la ripresa della trattativa non è finora arrivata. Come un altro colpo basso dopo il giallo della mail che mandato a rotoli l'accordo già fatto, ieri è invece arrivata una nota di Jabil Italia che conferma e licenziamenti, attacca il sindacato e rintuzza il governo sulla legittimità delle procedure per la chiusura dei rapporti di lavoro. Una nota che ha scatenato l'ira di rappresentanti dei lavoratori e ha fatto risalire la tensione all'esterno dello stabilimento di Marcianise, da ieri in sciopero con i 190 licenziati i 350 lavoratori rimasti alla produzione. Il governo ha replicato nel pomeriggio facendo scendere in campo il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, intervenuto con durezza e nello stesso tempo lasciando aperti spazi di trattativa: «Siamo in grado di mettere in campo alcuni elementi incentivanti ma ci deve essere la volontà reciproca e non ci può essere questo atteggiamento di arroganza che si è visto al tavolo fino ad ora». Sullo sfondo la preoccupazione che, nonostante per i lavoratori licenziati si apra la via dei ricorsi giudiziari, di fatto per legge resterebbero senza indennità di disoccupazione in attesa delle sentenze.

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La nota di Jabil è stata interpretata come una provocazione. «I licenziamenti - si legge nel documento inviato da Jabil - sono stati adottati al termine di un percorso legittimo. Jabil si è resa disponibile a revocare da subito i licenziamenti, a richiedere ulteriori cinque settimane di Cigo Covid, a riaprire alle opportunità di reimpiego presso altre aziende e a rifinanziare con nuovi fondi questo processo. La principale condizione posta dall'azienda è stata la definizione di un percorso certo per la risoluzione definitiva entro fine di agosto degli esuberi strutturali. Purtroppo è registrata una chiusura totale sulla condizione posta daJabil che ha costretto l'azienda, suo malgrado, ad interrompere le trattative». «La procedura di licenziamento collettivo è stata aperta il 23 giugno 2019 - scrive ancora già Jabil - seguendo l'iter procedurale previsto dalle leggi italiane con vari incontri con sindacati e con le istituzioni. Con l'avvento della pandemia si è stabilito di posticipare i licenziamenti al 25 maggio anziché procedere il 23 marzo 2020. Pertanto i licenziamenti adottati sono legittimi».
 


Su questo punto però governo i sindacati fanno fronte comune: «Niente affatto. Sono licenziamenti nulli e illegittimi che i lavoratori potranno impugnare». La prima ad insistere su questo punto era stato il ministro del lavoro Nunzia Catalfo che con l'assessore regionale Sonia Palmeri ha partecipato alla trattativa. Come accennato, ieri è sceso in campo anche il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: «Credo che sia inaccettabile l'atteggiamento dell'azienda che in spregio alle norme esistenti ha proceduto ai licenziamenti - dice il ministro -. Noi abbiamo mosso anche la diplomazia economica per far capire all'azienda che forse è il caso di avere un atteggiamento diverso. La collega ministra Catalfo è ancora in attesa di parlare con il Ceo di Jabil Otto Bik».

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Quando la nota di Jabil è arrivata, davanti ai cancelli dello stabilimento di Marcianise si sono levate grida di contestazione dai lavoratori: «Continuano a trattarci come carta straccia in uno dei momenti più bui per l'economia italiana e mondiale. Una multinazionale che guarda il progresso non può agire in questo modo». In Regione hanno seguito con preoccupata attenzione l'evolversi della situazione e le prese di posizione via via sempre più dure. «Pronti a riaprire la trattativa in qualsiasi momento - dichiara l'assessore Sonia Palmeri -. C'è solo quella mail chi ha spezzato il dialogo sull'accordo pronto, limato in ogni aspetto, persino nelle virgole con la decise e precisa volontà da una parte di salvare i lavoratori e dall'altra di rispettare le esigenze dell'azienda che da un anno incalza sugli esuberi. Il nodo in quelle cinque settimane in più di cassa integrazione, tutto qui, incomprensibile il perché di una trattativa e di un lavoro buttato all'aria all'ultimo momento con una fantomatica mail dall'America». 

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