Morì incinta del suo bambino
per Maria nessun colpevole
dopo 10 anni di processi

Morì incinta del suo bambino per Maria nessun colpevole dopo 10 anni di udienze
Morì incinta del suo bambino per Maria nessun colpevole dopo 10 anni di udienze
Lunedì 11 Luglio 2022, 21:16 - Ultimo agg. 13 Luglio, 00:24
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Maria Ammirati aveva 35 anni, era una designer di moda e aveva maturato un’esperienza di lavoro a Londra. Donna brillante con la felicità negli occhi. Era tornata a Caserta per seguire l’amore ed era rimasta incinta, La gravidanza l'aveva resa serena, raggiante. A volte la madre (aveva solo lei come figlia) la sorprendeva mentre si accarezzava la pancia che proteggeva il suo bambino di 14 settimane. Ma un giorno, il 28 giugno del 2012, 
Maria morì. Poche ore prima, il battito del feto smise di funzionare, ma nessuno se ne accorse, nonostante la corsa in due ospedali differenti (per quattro volte in due giorni). Si pensò subito alla morte del feto per infezione dovuta all’amniocentesi. Così, dal 2012, la madre di Maria, Rosaria Mastroianni, ha iniziato una battaglia giudiziaria che, dopo dieci anni, si è conclusa con niente: per la morte di  Maria, deceduta nell’ospedale di Caserta a 35 anni, dopo un’odissea tra gli ospedali di Marcianise e Caserta, non ci sono colpevoli. A stabilirlo è stata la quarta sezione della Corte di Cassazione - la scorsa settimana - che ha annullato il precedente verdetto di Appello in cui venivano condannati (rispettivamente) a 3 anni e un anno 8 mesi i medici Nicola Pagano e Maria Tamburro (con il beneficio della sospensione della pena), ginecologo che aveva in cura la ragazza il primo - difeso dall’avvocato Lombardi - e medico dell’ospedale di Caserta la seconda, rappresentata in giudizio dall’avvocato Vittorio Giaquinto. I consiglieri della Cassazione hanno, infatti, dichiarato per entrambi l’estinzione del reato per prescrizione. Non solo: sono stati annullati gli effetti civili disposti in primo e secondo grado, inviando gli atti alla sezione civile della Corte d’Appello di Napoli che dovrà pronunciarsi sulla base delle prove acquisite nel processo penale. La storia drammatica di  Maria Ammirati è diventata un caso grazie all’impegno della madre Rosaria Mastroianni che ha sempre chiesto giustizia per la morte della figlia, tappezzando le strade di Caserta e Marcianise di manifesti con le foto di  Maria in prossimità delle udienze nel tribunale di Santa  Maria Capua Vetere.

Stando alle indagini, Nicola Pagano eseguì l’amniocentesi sulla Ammirati e la collega Anna Tamburro era accusata di aver diagnosticato (stando all’inchiesta) solo una colica addominale alla donna. Nel corso del processo di primo grado, in cui la madre si era costituita parte civile con gli avvocati Enrico Accinni e Gabriele Amodio, era stato sentito il consulente medico dottor De Francesco che, contrariamente al collega Balzano (nominati dal pubblico ministero) aveva sottoscritto la perizia. In realtà, gli avvocati difensori dei due medici Pagano e Tamburro, hanno puntato molto su due dati: l’amniocentesi sarebbe stata eseguita 11 giorni prima del decesso (per gli esperti l’infezione sarebbe dovuta insorgere entro 48 ore dall’esame, stando alla difesa) e sul caso della Tamburro sarebbe stato dimostrato come la dottoressa avesse proceduto a una manovra con esito positivo. 

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