Omicidio a Castel Volturno:
africano ucciso nella via della droga

Venerdì 11 Settembre 2020 di Vincenzo Ammaliato

Un'auto con tre, o forse quattro, persone incappucciate entra in via Brescia, traversa di via Porchiera, di fronte al Villaggio Coppola. Si ferma nei pressi di uno dei tanti villini della zona, quelli dalle cancellate arrugginite, infissi divelti e pareti pregne di salsedine e incuria solitamente abitati da cittadini africani. All'interno ci sono tre persone, un nigeriano, conosciuto col nome di Desmon, che vive qui da diversi anni, e due suoi connazionali. Gli uomini incappucciati prima di fare ingresso estraggono delle armi dai pantaloni e quando sono in casa sparano numerosi colpi.

A terra, privo di vita resta Desmon, ucciso sul colpo. Uno dei suoi amici, invece, riesce a fuggire correndo nel retro appena avverte i primi rumori. L'altro straniero è colpito anche lui da numerosi proiettili; sarà poco dopo trasferito al pronto soccorso di Pineta Grande, dove è tuttora ricoverato in gravi condizioni. Così Castel Volturno, dopo dodici anni di relativa calma, ripiomba nell'incubo degli attentati in stile militare. Ricorre infatti il prossimo 18 settembre, fra appena sette giorni, il dodicesimo anniversario della strage della sartoria etnica Ob Ob Fashion, dove sotto i colpi dei killer agli ordini del camorrista Giuseppe Setola, furono uccisi sei africani poi risultati dalle inchieste giudiziarie che hanno seguito il caso, estranei a ogni forma d'affare criminale (peraltro, un'ora prima di quell'eccidio lo stesso commando uccise nella vicina Baia Verde il gestore italiano di una sala giochi).
 


Ma torniamo all'agguato di via Brescia. Il caso è seguito dai carabinieri della tenenza di Mondragone, che hanno eseguito numerosi rilievi sul posto. L'ipotesi più accreditata per la matrice della spedizione di morte è quella che sia maturata nel mondo dello spaccio della droga. E non certo per la nazionalità delle vittime, appartenenti all'etnia straniera che qui sulla Domiziana monipolizza da molti anni il commercio di droghe pesanti, fra cui eroina, cocaina e crack. Piuttosto, per la presenza in via Brescia da diversi mesi di un eccessivo via vai di tossicodipendenti.

Gli abitanti di via Porchiera spesso negli ultimi mesi hanno chiesto l'intervento delle forze di polizia per gruppi di tossicodipendenti responsabili di schiamazzi in via Brescia. Versosimile, siano attirati qui dalla grossa presenza di droga necessaria della dose giornaliera venduta nei villini del viale. Ma secondo gli stessi residenti africani della via, potrebbe esserci un'altra verità. Hanno raccontato che Desmon sarebbe andato a fare dei lavori edili all'interno di una villa vicino casa sua e dalla stessa avrebbe rubato alcuni oggetti. Che poco prima dell'agguato i proprietari di questi beni si sarebbero accorti del furto e sarebbero venuti qui per convincerlo a restituirglielo. Ma che avrebbero invece ricevuto una richiesta estorsiva da parte di Desmon. Andati via molto contrariati, un'ora dopo sarebbe arrivato il comando di morte, evidentemente per rispondere al furto e alla successiva estorsione.

Ma la ricostruzione non convince del tutto gli inquirenti. A rompere la pace che aveva spento per dodici anni l'esplosione di proiettili d'arma da fuoco, nonché le vittime, ci sono ragioni criminali più significative. Probabile si sia trattato di un regolamento di conti fra bande di spacciatori, forse del desiderio di lanciare un messaggio da parte di qualche clan delinquenziale che ha necessità di accreditarsi nel mondo illegale della Domiziana e quindi che prova a farlo con il terrore.

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