Villa Literno, gli imprenditori pagavano
i debiti elettorali di Tamburrino

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Marilù Musto

«Inciarmiamo, certo che inciarmiamo». Era questa l'espressione più utilizzata dal sindaco Nicola Tamburrino per tenere a bada gli imprenditori di Villa Literno che spingevano per ottenere permessi di progetti e sblocchi di crediti dal Comune, in dissesto, in cambio di somme di denaro. Prima cinquemila euro versati da Vincenzo Sagliocchi alla fascia tricolore, poi la cena elettorale pagata dagli altri. Alla fine, il sindaco, una volta eletto, si è trovato «intrappolato» fra le promesse pre-elettorali fatte all'impresa Nicchiniello e il denaro che gli imprenditori avevano versato per saldare i suoi debiti nei confronti della tipografia «Ged Servizi» di Nicola Russo (5mila euro) e altri 500 euro per un'altra associazione. Nicola Tamburrino non ha saputo uscirne. Ci ha pensato il gip Antonella Terzi del tribunale di Napoli nord a toglierlo dall'imbarazzo, firmando per lui l'ordine di arresto. Da ieri, Nicola Tamburrino, trentanove anni, il primo cittadino di Villa Literno, è agli arresti domiciliari per corruzione e falso. Vicino al Partito Democratico, è anche membro del comitato direttivo del consorzio Asi. Ma l'indagine è destinata ad allargarsi perché un'inchiesta parallela è stata aperta anche dalla procura di Cagliari e riguarda appalti pubblici per i viadotti Navile che gli imprenditori Nicchieniello hanno vinto in Sardegna.

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Per gli stessi «inciarmi» è stato arrestato anche l'ex responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Villa Literno, oggi funzionario nel Comune di Frignano, Giuseppe D'Ausilio. Ai domiciliari pure i due imprenditori, Francesco e Salvatore Nicchiniello, padre e figlio. Ai due, il tecnico D'Ausilio avrebbe chiesto 32mila euro, in parte corrisposti. In cambio, i costruttori avrebbero ottenuto il permesso per realizzare un centro turistico in via Delle Dune, la strada che conduce al mare, verso Castelvolturno. Altri «inciarmi». Il terreno su cui doveva sorgere il centro era di proprietà della Cgn srl, rappresentata da Lorenza Scudiero, moglie di Franco e madre di Salvatore Nicchiniello. Tutto inizia quando Giuseppe D'Ausilio, responsabile dell'ufficio tecnico liternese, l'architetto Marianna Vanacore e il presidente pro tempore della Commissione paesaggistica Vincenzo Vitone entrano in una stanza. Marianna Vanacore è la collaboratrice di studio di D'Ausilio e «si presta ad apparire come firmataria del progetto redatto dal responsabile dell'ufficio tecnico il quale, nella qualità di tecnico comunale istruttore - scrive il giudice - non può firmarlo. Sempre su istigazione di D'Ausilio, lei redige la falsa attestazione sull'assenza, in via Delle Dune, al rilascio del titolo edilizio di opere pregresse». In sostanza, su quei terreni di via Delle Dune i Nicchiniello possono costruire perché non ci sono opere già esistenti. Falso, stando ai carabinieri. Per ottenere il parere positivo dalla Soprintendenza delle Belle Arti, al progetto vengono allegate foto di un altro apprezzamento di terreno senza muro di cemento armato. Ma cosa avrebbe intascato l'architetto Marianna Vanacore in cambio? «Non emerge che la donna abbia ottenuto altra utilità», tuona il gip. L'unico che ottiene un beneficio in denaro è il responsabile dell'Ufficio Tecnico, D'Ausilio.

Ed ecco che entra in gioco il sindaco. È la primavera 2016, periodo pre e post elettorale: Nicola Tamburrino si assicura il secondo mandato a suon di promesse. Non solo. «Tamburrino lascia intendere agli imprenditori che la mancata adesione alle sue richieste potrebbe avere ricadute spiacevoli», scrive il gip. Per la Procura retta da Franco Greco e i carabinieri del reparto operativo di Caserta coordinati dal colonnello Nicola Mirante, dietro il rilascio dell'autorizzazione per i due Nicchiniello ci sarebbe stato il pagamento di tangenti a Tamburrino: i debiti con la tipografia. Al sindaco Tamburrino gli inquirenti hanno contestato anche il pagamento, da parte del Comune di Villa Literno, delle parcelle di un professionista per prestazioni rese a favore dell'ente locale; pagamenti ritenuti illegittimi ed effettuati mentre il Comune era in dissesto. Con un vuoto delle casse comunali e il piano di rientro della Corte dei Conti, il Comune proprio in questi giorni avrebbe pagato 30mila euro all'ente fornitore dell'acqua senza aver mai preteso il pagamento di tutti i canoni dai cittadini. Circostanza su cui gli investigatori stanno ancora indagando.

C'è poi un altro imprenditore che gravita nel cerchio magico di Nicola Tamburrino: è Vincenzo Sagliocchi. A lui, il sindaco promette un subappalto e l'imposizione di ditte a lui vicine agli appaltatori che si occupavano della gestione dei rifiuti. E poi, il pagamento da parte del comune di crediti vantati da Sagliocchi.«Un gomitolo di illegalità», spiega il gip Terzi nella sua ordinanza di oltre 800 pagine. Ora, la parola agli indagati difesi dai legali Giuseppe Stellato e Felice Belluomo.
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