Leffler, così una «svedese napoletana» raccontò la città

Venerdì 13 Novembre 2020 di Santa Di Salvo

A volte basta una parola. «Napolitanska». Il resto è contenuto oscuro, nel volume in svedese che il libraio editore Pasquale Langella in Portalba ha comprato per la sua splendida legatura. All'interno ci sono altre parole chiave come Capri, Ischia, San Gennaro, la Floridiana. L'autrice dei testi è Anna Carlotta Leffler, scrittrice di fine Ottocento arrivata a Napoli nel maggio 1888 e qui rimasta perché travolta da un grande e travagliato amore. Per il Sud e per il matematico napoletano Pasquale del Pezzo, duca di Cajanello. Poi arrivano a cascata una serie di coincidenze significative che avrebbero reso felice Jung. Quella più singolare è l'apparizione in libreria di una giovanissima giornalista svedese che vuole intervistare Langella sul lockdown. Vede il libro e gli chiede: ma che ci fa qui la nostra Carlotta? Leffner è un mito proto-femminista per noi ragazze svedesi! Pasquale consulta il suo amico-autore Pietro Treccagnoli et voilà, altra coincidenza, Monica Zunica riesce a trovare libera Catia De Marco, traduttrice di P.O. Enquist e Bjorn Larsson. La quale, guarda caso, sta studiando proprio questa autrice e perciò si dice ben contenta di tradurre il libro, per la prima volta in italiano.


I Bozzetti napoletani (Napolitanska Bilder) sono impressioni e racconti che Anne Charlotte cominciò a mettere insieme appena arrivata in città con il fratello Gosta Mittag-Leffler, illustre matematico appassionato di letteratura, durante un lungo viaggio in Italia. Per sfuggire alle brume del Nord e a quelle di un matrimonio in crisi. Il testo originale è senza illustrazioni, Langella lo arricchisce con alcune gouaches contemporanee di Salvatore Esposito, giovane e talentuoso disegnatore autodidatta che ha una bancarella di artigianato di fronte al suo negozio. Tipografia a San Sebastiano, copertina in «soft touch» con una cromolitografia di D'Ambra. Quando si dice editoria a chilometro zero.


Il risultato è un gioiellino prezioso, come tutte le pubblicazioni di questo editore-libraio che ha cominciato come garzone di bar conquistato alla lettura dal Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi e che oggi vanta una bibliotechina privata di 800 volumetti di piccolo formato, nati dalla Collezioncina Pierro e dalla Biblioteca Lillipuziana di Luigi Chiurazzi di fine Ottocento.


Ma torniamo alla nostra protagonista, interessante scrittrice svedese alle prese con sentimenti contrastanti di stupore e di perplessità di fronte all'esotico universo mediterraneo. Dei Bozzetti napoletani (104 pagine, 15 euro) fanno parte sette racconti impressionistici, una narrazione incantata e complice del forte impatto che la nostra realtà di luce intensa e di profonde disarmonie può avere su un'anima nordica forte, indipendente e determinata come quella di Leffner. Il miracolo di San Gennaro, la prima nevicata a Napoli, la magica estate italiana, il terremoto di Casamicciola, il Natale napoletano, la passeggiata in Floridiana, la primavera a Capri, l'estate italiana sono tema di altrettante riflessioni sulla bellezza della diversità.


Intellettuale razionalista, Anne Charlotte riesce a sentirsi a casa in un Paese certo più irrazionale del suo ma molto più libero da vincoli e perbenismi. «Quello che offre il Sud non è una casa, non è sicurezza, conforto e protezione», scrive, «ma niente di tutto ciò è necessario, in realtà. Se non hai muri che ti proteggono, non hai nemmeno ostacoli che ti rinchiudono».


Una dichiarazione di poetica che s'intreccia con una filosofia di vita. Leffner, in patria scrittrice e drammaturga di successo, sostenitrice dei diritti delle donne, seguace di Ibsen e del filosofo Georg Brandes, amica di Eleanor Marx, a fine Ottocento è anche esponente di punta della Giovane Svezia, il movimento di letteratura socialmente impegnata di cui scrisse anche Benedetto Croce, che le fu amico e frequentò il salotto letterario di via Tasso dove era di casa anche Salvatore Di Giacomo, che tradusse la sua commedia «Come si fa bene». Nonostante la fiera opposizione familiare, Leffner riuscì infatti a sposare il suo grande amore napoletano, che in seguito fu rettore della Federico II, sindaco di Napoli e senatore del regno. Ma la loro felicità fu breve, due anni appena. Dopo aver dato alla luce il piccolo Gaetano Gosta, Anne Charlotte morì di peritonite a soli 43 anni.

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