«L'attrito della vita, indagine su Caccioppoli»: Lorenza Foschini e il matematico napoletano

«L'attrito della vita, indagine su Caccioppoli»: Lorenza Foschini e il matematico napoletano
di Titti Marrone
Martedì 14 Giugno 2022, 23:28
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“Spararsi alla nuca è come se ti ammazzasse un altro, ed è un contorsionismo anche intellettuale: è un calcio in faccia alla vita”. È stato questo il commento, fortissimo, di Maurizio De Giovanni sul libro di Lorenza Foschini “L’attrito della vita”, Indagine su Renato Caccioppoli, matematico napoletano”. E palazzo Serra di Cassano era gremitissimo, per seguire la presentazione di un libro denso di legami con il luogo (la moglie di Caccioppoli, Sara Mancuso, era la sorella della moglie di Gerardo Marotta, un altro grande napoletano).
Forse nessuno come Renato Caccioppoli ha incarnato con la stessa incisività gli eccessi e i contrasti di Napoli. E su nessun altro come sul grande matematico napoletano si è modellato il binomio di genio e sregolatezza evidenziato nel bel film di Mario Martone, con il corollario di leggende da lì derivato. Adesso arriva, a  ripercorrerne l’esistenza, “L’attrito della vita – Indagine su Renato Caccioppoli” (La Nave di Teseo, pagg. 266, euro 20) di Lorenza Foschini, e dall’osservatorio privilegiato di una parentela diretta con il “matematico napoletano” per parte materna della giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice. Il che ha voluto dire accesso a un ricco insieme di testimonianze, documenti, episodi inediti, aprendo il varco a rivelazioni come quella sul rapporto tra Caccioppoli e Eduardo De Filippo che proprio a casa sua concepì Napoli milionaria. Non tanto e non solo una biografia, quindi, ma una vera e propria indagine,  con la capacità di scandagliare accuratamente anche la mitologia sorta su un personaggio di assoluta complessità. 

Foschini segue le piste della dicotomia partendo da un episodio riferitole da sua nonna: il ventiseienne precocissimo professore all’università di Padova sparisce, per poi venire trovato dormiente su una panchina alla stazione di Milano perché vuol raccontare come vivono i senzatetto. Circostanza ripetuta anni dopo a Napoli, quando sarà visto accasciato a chiedere la carità  tra Toledo e i Quartieri Spagnoli. Ancora un parente è la fonte diretta di un altro episodio, che vedeva Caccioppoli recarsi, a Roma, in una casa di tolleranza per concentrarsi perché “è il luogo migliore dove studiare”. E in fatto di gesti clamorosi, si ricostruisce la sua consuetudine a suonare al piano Beethoven, Debussy e Chopin per i malati dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, durante il suo ricovero. Di pari passo con quelle che sembravano eccentricità - come il famoso gesto di portare al guinzaglio per Napoli un gallo per sbeffeggiare l’ordinanza fascista contro il passeggio “poco virile” degli uomini con i cani – procede la messa a fuoco della sua fama scientifica. E da un prezioso documento datato 1937 e custodito all’Archivio di Stato, Foschini trae il rapporto della polizia politica sull’incontro, avvenuto a villa Rufola di Sorrento, tra il giovane matematico e André Gide, sedotto dalla genialità fulminante di un Caccioppoli poco più che trentenne e già approdato a scoperte decisive nel campo delle analisi funzionale e del calcolo delle variazioni. 

L’Ovra spiava quel giovane dall’aria trasandatissima e con l’eterno impermeabile spiegazzato: “a parte il suo indiscusso valore scientifico… è dedito smodatamente all’alcol… mancante di ogni evenienza sociale”.  Nel rapporto del 1937 è detta a chiare lettere la preoccupazione principale, per il suo dichiarato e anche beffardo antifascismo che gli ispirava gesti tra il futurista e il situazionista. È però del tutto di fantasia l’episodio, corso a Napoli di bocca in bocca, secondo cui Renato avrebbe suonato al piano La Marsigliese il giorno dell’arrivo di Hitler a Napoli: Foschini sfata la leggenda, ricostruendo interamente la vicenda che portò all’internamento di Caccioppoli e il ruolo che vi ebbe Sara Mancuso, giovanissima e affascinante ragazza poi divenuta sua moglie, con spiccate tendenze all’eccentricità.

L’indagine si fa incalzante, il ritmo di scrittura dà la sensazione del pulsare della nevrosi nel protagonista. Il lettore quasi affianca l’autrice come se ci mostrasse, con una telecamera, il procedere sempre più incerto di Caccioppoli per le strade di Napoli. Vediamo lui, scortato dal gruppetto di accoliti e devoti che lo aspetta davanti palazzo Cellammare e lo segue ogni sera, dovunque vada. Lo scorgiamo vagare per Napoli da solo, oppure con una giovanissima Francesca Spada al suo fianco, che i pettegolezzi descrivono “nuda sotto un trench trasparente”. Avvertiamo il suo smarrimento quando Sara lo lascia per Mario Alicata, quasi sentiamo il clamore dello scandalo suscitato nel mondo autoreferenziale del Pci cittadino.  Le ipotesi sulla deriva del disagio di Caccioppoli s’infittiscono, spaziano dalla delusione amorosa a quella politica per un postfascismo dove lui resta un sorvegliato speciale, allo sgomento per la morte della madre. Foschini incrocia testimoni molteplici, da Giorgio Napolitano a Roberto De Simone a Raffaele La Capria a Rosario Villari, spulcia cartelle cliniche, fonti di archivio, intreccia ricordi di famiglia. Su tutto, si staglia la sovrapposizione di Caccioppoli alla fisionomia stessa, misteriosa e difficile, di Napoli. A racchiudere il motivo plausibile e il senso ultimo del suicidio del matematico napoletano,  uomo “puro e rigoroso”, resta la frase della scrittrice e amica Paola Masino, diventata titolo del libro: l’attrito della vita.

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