«Malacqua» europea, aspettando il film dal mitico libro napoletano

Martedì 19 Febbraio 2019 di Davide Cerbone
Certe storie non finiscono. Così, oltre quarant'anni dopo la prima stampa, Malacqua continua a scorrere nelle vene della Napoli fradicia e decadente narrata nelle pagine visionarie di Nicola Pugliese fino a tracimare oltre i confini nazionali. Il romanzo, autentico capolavoro della narrativa anni 70 che guadagnò gli elogi di un gigante come Italo Calvino, fu pubblicato da Einaudi nel 1977, ma disertò le librerie per 35 anni, fino a quando Tullio Pironti, editore-guerriero con vista (e vita) su piazza Dante, decise di ripubblicarlo. Da quel racconto, un tuffo in una Napoli battuta per quattro giorni da una pioggia incessante, fu affascinato appunto Calvino, in quegli anni editor di lusso di Einaudi. «Malacqua», scrisse, «è un libro che ha un senso e una forza e una comunicativa».

Pugliese, che da caporedattore al Roma fu pupillo di Achille Lauro e negli ultimi anni lavorativi approdò al Mattino, respinse tuttavia le modifiche proposte dall'editor e non autorizzò ristampe del volume, rimasto un oggetto di culto fino alla sua morte, nel 2012. Un anno dopo, nel giugno del 2013, Pironti decise di ristamparlo. Adesso Malacqua rinasce a nuova vita. La terza. Il romanzo, scritto in appena 45 giorni, dimenticato e riscoperto più volte, sarà disponibile a breve in sette Paesi. Sbarcato già in Francia con le éditions Do e in Inghilterra grazie alla traduzione di Shaun Whiteside per la casa editrice indipendente And Other Stories, ad ottobre raggiungerà Germania (edizioni Launenweber, Spagna (Acantilado), Romania (Editura Vellant), Grecia (Loggia) e Finlandia (Fabriikki Kustannus).

 

«Una folla di editori voleva ristampare Malacqua, ma prima di morire Pugliese disse a sua figlia: Se bisogna ripubblicarlo, lo deve fare Pironti. Una grande soddisfazione, ma soprattutto un attestato di stima e amicizia. Con Nicola c'era un profondo affetto: questo è stato il regalo che mi ha fatto, ricordando le vecchie partite di poker a casa di un suo collega del Roma, a via Orazio», racconta Pironti, mostrando orgoglioso le edizioni in francese e in inglese esposte in vetrina. Pugliese, però, non gli ha lasciato soltanto un'eredità, ma anche un sospetto: «Mentre eravamo al tavolo, andava spesso in bagno. E ogni volta che tornava faceva poker, full o tris. Secondo me c'era un trucco». Accarezza il dubbio con un sorriso l'editore. «In ogni caso, era una persona splendida. Un gran signore».
Alessandra, la figlia, con la quale lo scrittore ha vissuto fino agli ultimi giorni, confessa emozionata: «Il fatto che un libro che parla di Napoli sia arrivato oltre l'Italia senza spinte editoriali mi ha sorpreso. C'era un contratto fermo da un po', mio padre temporeggiava. Poi, con mia madre e mio zio Armando abbiamo deciso di autorizzare la ristampa. Ora sto vivendo questa cosa come un film».

E proprio questo è l'ennesimo destino di Malacqua: un'importante produzione italiana, infatti, sta lavorando ad un adattamento cinematografico per il grande schermo. «La proposta mi ha convinto subito, così ho firmato un contratto», conferma la Pugliese. E abbozza il ritratto di un papà speciale: «Un uomo di grande sensibilità e intelligenza, ma anche molto schivo: non ritirava i premi, non frequentava circoli e salotti. Un grande papà». Nel 2015 Malacqua era già arrivato sulle tavole del Politeama. Fu Armando Pugliese, fratello dello scrittore e regista teatrale, a presentarlo al «Napoli Teatro Festival». Il teatro, del resto, aveva stregato in giovane età lo stesso Nicola. «Questa ristampa», commenta il regista, «è un doveroso omaggio a mio fratello. Purtroppo Malacqua, che ha circolato per anni in fotocopie clandestine, è un romanzo troppo poco conosciuto. In tanti, anche a Napoli, non lo hanno letto», si rammarica. Questa potrebbe essere, finalmente, la volta buona. © RIPRODUZIONE RISERVATA