Manuela Ronchi e le sue relazioni:
«Oggi Pantani non avrebbe i social»

Lunedì 18 Gennaio 2021 di Bruno Majorano
Manuela Ronchi e le sue relazioni: «Oggi Pantani non avrebbe i social»

È stata la manager di grandi campioni del mondo dello sport, da Max Biaggi a Marco Pantani, da Alberto Tomba a Maurizia Cacciatori, e oggi Manuela Ronchi si racconta all’interno del libro «Le relazioni non sono pericolose» (Gribaudo, 192 pagine, euro 17,90). Un manuale, più che un’autobiografia (arricchita dalla prefazione di Federico Buffa), nel quale ripercorre la sua carriera fatta di incontri decisivi, scelte di vita non sempre facili, fallimenti e grandi soddisfazioni. «Sono una incosciente», spiega. «All’inizio volevo fare la missionaria, poi mi sono innamorata delle lingue e alla fine sono diventata manager e imprenditrice di personaggi pubblici».

A distanza di anni, però, il mondo si è evoluto, soprattutto quello della comunicazione. «E infatti oggi penso che Pantani non avrebbe i social: era un tipo troppo riservato, mi avrebbe detto “Non ci penso neanche”, mentre con Biaggi sarebbe stata una battaglia. A quei tempi andava gestito perché era un tipo  troppo focoso. Più in generale non sono contro i social, ma sulla qualità delle cose che vengono postate. Ai miei tempi questi personaggi diventavano dei miti anche perché non erano svelati al 200%. Adesso il fatto che puoi entrare quasi nello spogliatoio e sapere tutto anche della famiglia ha fatto perdere un po’ di romanticismo». A proposito di presente. «Mi piacerebbe gestire due sportivi su tutti: Cristiano Ronaldo e Filippo Tortu. Di Ronaldo mi fa impazzire la sua fame. Dopo tutto quello che ha vinto, ha ancora una voglia matta. Mi piacerebbe capire questo ragazzo che storia ha».

Nel libro trova anche spazio il capitolo su come «comunicare dopo il Coronavirus»: questa emergenza sanitaria ci ha davvero svelato quanto sia importante saper comunicare, quanto siano importanti i contenuti, quelli veri e non quelli costruiti su orpelli che di contenuto hanno ben poco, e quanto la relazione sia effettivamente al centro di tutti i rapporti.

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