Addio a Vovelle, lo storico marxista che spiegò la Rivoluzione e amò Napoli

di Luigi Mascilli Migliorini

Le battaglie combattute tra François Furet e Michel Vovelle, il grande storico scomparso sabato all'età di 85 anni, rappresentano, forse, l'ultima grande prova civile di un sapere, la storia, che si è poi accomodato in precisazioni erudite, in discussioni piegate, più che legate, alla più povera delle attualità. Erano nate, le loro battaglie, anche prima che l'occasione del bicentenario della Rivoluzione francese, nel 1989, le rendesse più serrate, perfino aspre, ed erano il frutto di due percorsi intellettuali, ancor prima che storici e politici, profondamente diversi. Per Furet il marxismo aveva rappresentato l'attesa dei suoi anni giovanili e alla Rivoluzione era arrivato seguendo un percorso progressivo di allontanamento da quegli anni, con una rilettura, soprattutto, dei classici della tradizione liberale, a partire da Tocqueville, dai quali aveva tratto forse anche oltre lo spirito di quegli autori - una carica anti-rivoluzionaria che sembrava rivolgersi più che alla stessa Rivoluzione francese, a quella sua singolare eredità che era stata, nel 1917, la Rivoluzione bolscevica. Per Vovelle, al contrario, i classici rimanevano i grandi storici del 900 francese, Albert Mathiez, Georges Lefebvre, uomini di quella Francia in cui la Terza Repubblica aveva spinto la sua passione democratica fino all'esperimento del Fronte popolare e per i quali la Rivoluzione di ottobre rimaneva se non il compimento di quella francese, il segnale che il mondo restava in cammino nel solco tracciato il 14 luglio del 1789.
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Martedì 9 Ottobre 2018, 10:30
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