La Capria: «Napoli è una città aperta come il suo porto e i libri»

di Silvio Perrella

Basta poco con Raffaele La Capria perché si scoppi in una fragorosa risata. Un parola, un gesto, un ricordo; con lui non ci si prende mai troppo sul serio, pur essendo ben fondate le cose che ci si dice. Fondate innanzitutto sull'amicizia e sulla condivisione. Ma soprattutto sulla libertà. La libertà di essere pienamente se stessi senza paure di sorta, sapendo che la forma del dialogo è un modo per sperimentare lo stato di salute del linguaggio.

Torni a Napoli.
«Cosa dovrò fare di preciso?»

Un dialogo
«Ma io non so tanto parlare in pubblico».

A volte sì a volte no. Dipende se ti appassioni.
«Sarà. Spero nelle tue domande».

Parleremo al Salone del libro che inizia oggi a Castel Sant'Elmo. Cos'è un libro per te?
«È un custode della memoria. Sia collettiva sia dei singoli».

E come fa un'opera di un singolo a diventare collettiva, potenzialmente di tutti?
«Dipende da come è scritta, dai significati che trascina con sé...».

Dall'uso che fa del linguaggio...
«Sì, e soprattutto se è bello o brutto. Alla fin fine è sempre quel che conta».

Con Raffaele è inutile parlare di «crisi» del libro o di cose del genere. Perché il suo sguardo è vasto e non si ferma all'oggi
«Perché, sai, è sempre la stessa cosa. Ogni tanto queste crisi vengono evocate per dare movimento alla vita e ai discorsi». Lo dice e ci viene da ridere. Intere filippiche incenerite dall'ironia e dalla saggezza.

Da Castel Sant'Elmo si vede il porto. Ti viene voglia di tuffarti da lì e nuotare nell'immaginazione. Di terremotare i punti cardinali. E di congiungere il su con il giù. Ti viene il desiderio di costruire funicolari mentali.
«Sì, Castel Sant'Elmo è parte integrante del profilo della città. Lo ammiravo da casa mia, da Palazzo Donn'Anna».

È una bella traiettoria dello sguardo. In genere non lo si pensa guardato da lì. Ma la città dove tu sei nato e dove io sono venuto a vivere è fatta così. Ognuno traccia le sue vie con gli occhi. Sono le erte vie di cui parlava Leopardi. Ed è la poesia di Machado da te amata e usata per intitolare «L'occhio di Napoli»: «L'occhio che tu vedi non è/ occhio perché tu lo veda;/ è occhio perché ti vede». Ma torniamo al porto.
«Per la città è come non fosse mai stato davvero importante. Non ne è stato parte, piuttosto un'entità separata».

E perché?
«Non saprei dirlo, ma sento che è stato così. Non è stato come Genova o altre città di mare. Un porto per una città di mare dovrebbe essere un polmone che dà aria».

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Giovedì 4 Aprile 2019, 09:16
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