Sesso, sangue e potere nel nuovo libro di Leandro Del Gaudio

Venerdì 20 Novembre 2020 di Ida Palisi

«Aspe', basta ruminare per ora. Mi tocca dire qualcosa, devo concludere: a me spetta il botto finale, quello della gravità che diventa battuta, del passaggio solenne e professionale che si fa racconto e che si trasforma in applauso. Io che ho ritmo e che taglio corto, io che vi porto sulla giostra. Io che in venticinque anni sì, amici miei, in soli venticinque anni me li sono mangiati tutti». In un'Italia in piena emergenza Covid e con l'urgenza di formare una classe dirigente di medici in grado di governarla, Francesco è uno di loro ma della specie peggiore: cinico e senza scrupoli, narciso in cerca di gloria e ossessionato dal passato. Il suo delirio esistenziale si incastra con i flashback di quando ha giocato sporco, e che rimbalzano in soliloqui autoreferenziali, sospesi tra gli anni '90 e i giorni nostri, intrecciandosi a quelli degli altri protagonisti di Primo scoop (Rogiosi, pagine 152, euro 14) il nuovo romanzo di Leandro Del Gaudio.


Giornalista di cronaca nera e giudiziaria per «Il Mattino», Del Gaudio costruisce pagine di impatto emotivo, con un linguaggio che dimentica la buona educazione per raccontare una storia verosimile, pensata come un giallo e costruita come una sceneggiatura da fiction. Un piccolo gruppo di personaggi e una voce fuori campo, con il mondo della medicina che si intreccia a quello del giornalismo, dove torna anche la figura di Adriano «Gdc» - che sta per «giornalista del cazzo» - già vista nel precedente Ti chiamo tra un minuto (Rogiosi 2018). Il quarantenne cronista napoletano dai trascorsi semi-gloriosi ma con una carriera ormai in affanno, tenta la strada del riscatto indagando sull'omicidio di un informatore farmaceutico in un bed and breakfast di Mergellina, ucciso in circostanze misteriose e senza apparente motivo.

E mentre lui è fermo al palo, una collega trentenne di Modena, l'avvenente Mary, pubblica su un blog dettagli carpiti a un poliziotto sedotto senza andare troppo per il sottile, con una strana sequenza numerica trovata nella stanza della vittima, che potrebbe essere la chiave per risolvere il delitto. Sesso, sangue e potere animano le pagine del romanzo, che se non fosse così simile ad alcuni beceri retroscena di delitti e inchieste del mondo reale, ricorderebbe classici come Il delitto di Roger Ackroyd dove il lettore sta in medias res, insieme con assassino e investigatore. Ma anche quello, in fondo, era un abdicare al politically correct per raccontare ciò che non ti aspetti, le pieghe oscure dell'animo umano nascoste dalla maschera della normalità e del perbenismo. Non ci sono i «buoni» in questo romanzo e non c'è indulgenza per nessuno. Tanto che Del Gaudio, dando la parola ai personaggi stessi, fa uscire fuori il marcio che è in ognuno di loro, quasi a dire che il male è ovunque.


Francesco, Adriano, Mary e gli altri sono soggetti disturbati, doppiogiochisti e disposti a tutto, e pazienza se qualche femminista storcerà il naso di fronte alla giornalista bona e rifatta, più «puttana» che altro, quando vuole lo scoop a tutti i costi. Che sia donna non conta, la critica è a un mestiere che permette derive così. «Mi serve una rampa di lancio e pazienza se in questo mondo di merda nessuno ha letto la mia tesi su Nietzsche e tutti, ma dico tutti, vogliono stringere tra le mani il mio lato b. Pazienza se al di là del bene e del male è diventato un comodo passepartout per le notizie riservate, pazienza se da qualche anno ho cominciato a gonfiarmi labbra e zigomi e sto via via dimenticando le lezioni di Teoretica. Fottetevi, ora tocca a me».

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