Siani-De Crescenzo, la strana coppia: «Noi due, malati di napolitudine»

di Luciano Giannini

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Questo libro di dialoghi semiseri ha origini antiche: «A maggio 2015 mi dettero la cittadinanza onoraria di Furore, dove girai una scena di Si accettano miracoli. Arrivo per la cerimonia e mi ferma una signora: Sono la figlia di Luciano De Crescenzo, volevo conoscerla. Pensi, anche mio padre è cittadino onorario di Furore. Sa che ha visto Benvenuti al Sud e gli è piaciuto? Perché non viene a Roma? Glielo presento. Figuriamoci! Mi invitava a nozze, Luciano per me è un mito. Così, un giorno sono andato e l'ho conosciuto. Dai nostri incontri è nata la versione teatrale di Così parlò Bellavista, portata al successo da Geppy Gleijeses e anche Napolitudine». Alessandro Siani si riferisce al libro (Mondadori, pagine 120, euro 17), firmato assieme a De Crescenzo, che ha per sottotitolo «Dialoghi sulla vita, la felicità e la smania e turnà». Sotto, ne anticipiamo un brano per gentile concessione dell'editore.

Siani, che rapporto ha stabilito con il filosofo?
«Mi sentivo come un allievo che assisteva alle lezioni di un maestro. In realtà, penetravo in un mondo diverso, letterario. Poi sono venuti fuori la mia verve e questi dialoghi leggeri, dove Luciano filosofeggia e io sbareo».
Dice Luciano a pag. 73: «Osservo Alessandro e ritrovo in lui un po' di me. Siamo molto diversi, sì, ma anche molto simili, soprattutto nel modo di relazionarci con gli altri, senza però rinunciare alla nostra riservatezza».

E lei, cosa dice di lui?
«Dopo Pino Daniele e Maradona, Luciano è il terzo mito che ho incontrato. Cosa mi ha colpito? Il suo spessore, e la capacità di raccontare cose alte in modo popolare. Luciano è un pre-web ha dato a tanti la possibilità di conoscere cose che quelli non sognavano neppure».

Nel libro usate l'espediente narrativo di un Alfonsino, un ragazzo incontrato in un bar. Perché?
«Per completezza, volevo coinvolgere tre generazioni: l'ultima, la mia e quella di Luciano. Io sono più vicino a lui che a un dodicenne. Ho vissuto senza telefonino, lui no».

Che cos'è la napolitudine?
«A smania e turnà, una malinconia che assomiglia alla saudade. Luciano dice: È un tipo di nostalgia inspiegabile, perché a me Napoli manca sempre, anche quando sono là».

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Martedì 12 Marzo 2019, 12:10 - Ultimo aggiornamento: 12-03-2019 14:12
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2019-03-12 15:21:34
De Crescenzo è talmente malato che,per guarire,è andato via da una vita,trasferendosi a Roma.
2019-03-12 12:32:17
Si,vabbè...non confondiamo 'a lana ca seta!..
2019-03-12 12:17:29
basta scrollatevi didosso sta cosa, apritevi al mondo non ghettizzatevi comavete sempre fatto. Napoli potrebbe essere un trampolino ed invece è la tomba di molti

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