Con Opus Continuum un Manifesto per la nuova arte figurativa: mostra ed eventi nella Casina Pompeiana

di Donatella Trotta

Un nuovo sodalizio culturale. Che riparte dalla Casina Pompeiana in Villa Comunale (ultima sede della storica Società Promotrice di Belle Arti di Napoli) per rilanciare, con una prima esposizione collettiva annuale di artisti emergenti ed affermati, con la presentazione di un Manifesto di intenti e con un fitto programma di iniziative (proiezioni, dibattiti, performance musicali), l’arte figurativa odierna. Ma senza sterili nostalgie passatiste, bensì con un impulso generativo di ricerca e sperimentazione che proprio dalla tradizione (rivisitata) e dalle “origini” tragga la sua originalità nel panorama attuale: dove – ormai da tempo - il “contemporaneo”, nelle espressioni artistiche internazionali, non è più sinonimo, necessariamente, di “aniconico” e di ostilità all’immagine realistica. La mostra, in programma da sabato 17 a lunedì 26 marzo, si intitola non a caso «Immaginaria 2018. Le origini» (vernissage alle ore 17, orari di apertura: da lunedì a sabato, ore 9-19).

Il sodalizio si chiama Opus continuum, ed è un’Associazione senza scopo di lucro appena nata nel capoluogo campano da un nucleo di artisti di varie età e cifre stilistiche (Ugo de Cesare, presidente, 68 anni; Fulvio De Marinis, vice presidente, 46 anni; Raffaele Concilio, segretario, 60 anni; Selene Salvi, tesoriera, 41 anni) fortemente intenzionati a portare avanti un progetto di promozione artistica, confronto e incontro aperto e totalmente autogestito, con lo stesso spirito della storica (e rivoluzionaria) esperienza della prima Società Promotrice di Belle Arti di Napoli: fondata nel 1861 da un gruppo di artisti, collezionisti e amatori della Scuola Napoletana «spinti – recitava il loro Statuto - dal vivo e forte proponimento di ravvivare il culto delle Belle Arti facendo che col mezzo dell’Associazione il bello artistico innanzi tutto addiventi accessibile e familiare ad ogni classe di persone».

Intento, nell’Italia postunitaria, di valorizzazione della ricchezza di «maniere diverse di pittura» del tempo che Felice De Filippis così ebbe a connotare, sintetizzando il senso profondo dell’esperienza ottocentesca partenopea (di attivismo espositivo, forme innovative di sostegno agli artisti e stimolo al collezionismo), in originale discontinuità rispetto alle coeve Promotrici Fiorentina e Torinese: «la Promotrice napoletana non divenne mai un mercato o una fiera di meschine vanità, e chi vorrà comprendere e valutare lo spirito di un’epoca non potrà non tenere conto dei quaranta cataloghi con i nomi degli artisti espositori e l’elenco delle opere, sicura testimonianza del valido contributo che all’istituzione portarono pittori e scultori, tutti di statura diversa, ma tutti uniti da un elevato concetto della loro missione e rappresentanti di un largo movimento di idee, di tendenze, di ricerche strettamente legato a ciò che di più caratteristico fermentava nell’arte e nella vita della società di quel tempo». (Fermenti, densi di nessi e rinvii culturali, peraltro ravvisabili anche nelle splendide testimonianze pittoriche dei «Napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo», attualmente in mostra a Napoli fino all’8 aprile nelle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, in via Toledo 185).

Un secolo e mezzo dopo, l’eredità estetica postrisorgimentale dei vari Rossi, Maldarelli, Palizzi, Cucinotta, Smargiassi, Lista, Molinaro, Solari e Domenico Morelli viene così raccolta e messa a frutto dagli artisti dell’Opus continuum, anche nel nome scelto per la loro aggregazione: a sottolineare la continuità di un lavoro incessante che – ti spiegano - «non intende rinnegare il passato, ma valorizzarlo, e trasformarlo con una sensibilità contemporanea che ci ha portato, ad esempio, a utilizzare come logo dell’Associazione e del nostro movimento l’icona della Sirena Partenope, dea con volto di donna e corpo di uccello, ispirata dall’antica pietra di fondazione della chiesa napoletana di San Giovanni Maggiore Pignatelli per molto tempo creduta la lapide sepolcrale della mitica creatura, trasformandone l’invocazione in: “Parthenope, tege nos fauste”, ossia Partenope, proteggici benignamente. Figura molto simile ad un’altra Parthenos, l’Athena protettrice delle arti con tanti elementi in comune con la nostra Sirena, che abbiamo perciò voluto raffigurare combattiva e ieratica, sostituendo però alle lance e allo scudo i pennelli e la tavolozza: simboli di un’arte militante che da Napoli vuole ridare dignità al nostro lavoro e all’immagine come fine e mezzo, forma e contenuto, visione e realtà. Che non è mai banale ripetizione di realismo, iperrealismo o surrealismo, ma rielaborazione continua del molteplice e multanime linguaggio figurativo (ritratti, paesaggi, nature morte), con tutta la sua potente carica simbolica».

Già. Forse perché in fondo, come asseriva icasticamente Gilbert K. Chesterton, «la dignità dell’artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo» tanto che – gli faceva eco George Bernard Shaw, «si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima». Se ne parlerà all’inaugurazione della prima rassegna curata da Opus Continuum, sabato 17 marzo alle ore 17 in Casina Pompeiana, con l’introduzione del professore Angelo Calabrese, critico d’arte e giornalista tra i primi firmatari (con l’anglista e traduttore Jeff Matthews e altri) del Manifesto dell’Associazione Opus Continuum, che sarà presentato per l’occasione. A seguire, la proiezione del cortometraggio del regista Salvatore Polizzi «Underwater Neapolitan Dream» su Baia sommersa e, alle ore 19, una performance musicale di Federica Cammarota e Sandro Pandolfi. Al vernissage della mostra collettiva (con opere degli artisti Raffaele Concilio, Renato Criscuolo, Ugo de Cesare, Fulvio De Marinis, Giovanni Faliero, Carlo Alberto Palumbo, Marco Petrucci, Ferdinando Russo, Selene Salvi, Gianni Strino), aperta fino a lunedì 26 marzo, faranno poi seguito altri eventi: venerdì 23 marzo, alle ore 17, un dibattito dal titolo «Aut pictura aut poesis? Dalla pittura “letteraria” al testo “dipinto”. Un’altra narrazione è possibile?», con interventi di Angelo Calabrese e di Marco Di Capua e Federica Fabbrocino De Rosa, entrambi docenti di storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli; lunedì 26 marzo alle ore 15, invece, incontro su «Tinte e sfumature nella visione armonica di Edwin Cerio, il Quarto Faraglione di Capri», a cura di Daniela Marra, Trust per il Centro Caprense Ignazio Cerio.

Non solo. Anche la scelta delle date di Opus Continuum non è casuale: «Abbiamo voluto abbracciare – sottolineano ancora i promotori – lo stesso periodo dell’antica festa di cinque giorni in cui si celebrava la nascita della Parthenos protettrice delle arti, in omaggio alla nascita del nostro sodalizio nel segno di Partenope». Un esercizio di memoria attiva insomma che fa il paio con il recupero di un’altra tradizione ludica significativa: l’organizzazione di una Lotteria «con l’intento di promuovere la conoscenza dell’arte figurativa contemporanea e per raccogliere fondi da destinare al finanziamento di ulteriori attività culturali». I biglietti, del costo di 5 euro, sono acquistabili entro e non oltre il 26 marzo (info: opuscontinuumproject@gmail.com). Così, nel giorno di chiusura dell’esposizione collettiva, il 26 marzo alle ore 17, suggellato da un intervento musicale di Enzo Gragnaniello, verrà anche estratto il premio: un dipinto scelto tra quelli dell’esposizione messi in palio ammiccando, con intraprendenza contemporanea, all’iniziale spirito antiaccademico della storica Società Promotrice di Belle Arti napoletana: che - abolendo premi e medaglie e tentando di parificare tutti i generi artistici - riuscì a ottenere un’ampia base di consensi nella vivacità della società infraseculare partenopea otto-novecentesca, attraverso un ingegnoso e popolare sistema di “azioni a basso costo” che mirava a dare diritto a partecipare all’estrazione finale dei dipinti dai in premio. All’epoca, fra gli “azionisti” della Promotrice figuravano i più bei nomi del mondo finanziario e collezionistico napoletano, spesso stranieri trapiantati all’ombra del Vesuvio: gli Aselmayer, i Rotschild, i Vonwiller, gli Zir, i Meuricoffre, gli Schlaepfer. Oggi, la risposta dipende dalla sfida/appello lanciata dagli artisti di Opus Continuum. Ottimisti della volontà fiduciosi nella possibilità che il loro sogno condiviso risorga dalle ceneri del vecchio. Come nel mito dell’Araba Fenice.
 
 
Mercoledì 14 Marzo 2018, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 19:44
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