Fca Pomigliano, operazione fiducia: torna in fabbrica il 70% dei dipendenti

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Nando Santonastaso

A quelli che c'erano anche dieci anni fa avrà forse ricordato l'emozione del rientro in fabbrica dopo una lunga pausa. Allora i cancelli dello stabilimento di Pomigliano aprivano per realizzare quella che sarebbe poi diventata la rivoluzione di Sergio Marchionne, sofferta ma decisiva per salvare occupazione e prospettive dell'impianto. Ieri è stata una ripresa diversa ma altrettanto carica di significati: dopo tre mesi di stop, imposto dall'emergenza Covid-19 e dal crollo del mercato, sprofondato a marzo e soprattutto ad aprile in maniera impressionante, si è tornati a produrre la Panda, l'auto più amata dagli italiani. Se ne occuperà circa il 70% del personale richiamato al lavoro (oltre 2mila unità suddivise in due turni) e i volumi produttivi saranno sostanzialmente in linea con quelli pre-pandemia, circa 800 modelli al giorno per un impianto assai collaudato che ne ha anche sfornati mille in 24 ore e che ora punta molto sulla versione ibrida della Panda, appena realizzata ma di fatto non ancora lanciata.

LEGGI ANCHE Crisi economica, la falsa ripartenza delle imprese 

L'azienda, che aveva deciso di allungare i tempi della sospensione (in un primo momento aveva fissato la ripartenza all'8 giugno) per evitare nuove chiusure com'è accaduto a Melfi, ad esempio, conta di raccogliere i primi segnali, peraltro ancora timidi, di ripresa delle vendite. Maggio si è chiuso con un altro 49% di immatricolazioni in meno di auto in Italia rispetto allo stesso mese di un anno prima. Ma stimolare l'attenzione di potenziali acquirenti anche in questa fase non è affatto sbagliato, commenta Antonello Accurso, leader provinciale dei metalmeccanici Uil di Napoli. E aggiunge: Ci sono ancora dubbi e perplessità sul ricorso ai mezzi del trasporto pubblico: al di là di ogni valutazione personale su costi e possibilità economiche, c'è chi un pensiero all'acquisto dell'auto privata inizia a farlo.

Non sono parole di circostanza. Chi era in fabbrica ieri racconta di un clima di proficua collaborazione tra operai e dirigenti Fca, come del resto era avvenuto anche in occasione dell'insediamento del Comitato di sorveglianza che ha preparato all'insegna del dialogo tutti gli accorgimenti necessari per rispettare le norme straordinarie sulla sicurezza del lavoro in fabbrica. Un percorso importante, decisivo e soprattutto condiviso di cui proprio ieri si sono colte le novità. Per il montaggio ad esempio dell'imperiale, il sottotetto della Panda, operazione in precedenza affidata a due operai a contatto di gomito, è stata prevista una paratia di plastica che ha permesso ai due lavoratori di essere separati ma di continuare a procedere nella loro mansione. Lo stesso è avvenuto in ogni fase della lavorazione che prevedeva prima dell'emergenza sanitaria la compresenza dei dipendenti.
 


Naturalmente sul piano dei tempi si sono dovuti rivedere alcuni parametri, così pure per ciò che concerne la piena attuazione del modello organizzativo (il Wcm) sperimentato nello stabilimento campano, primo del gruppo Fca, con risultati eccellenti. Nessuno stravolgimento, certo, ma accorgimenti tecnici studiati e approfonditi per settimane, com'è avvenuto anche in tutti gli stabilimenti italiani, utili a mantenere le caratteristiche fondamentali dell'impianto e soprattutto a rispettare le norme anti-contagio. Nel frattempo si continuerà a lavorare sul maxi-investimento da circa un miliardo per il Mini-Suv Tonale dell'Alfa che dovrebbe entrare in produzione l'anno prossimo, affiancandosi alla missione Panda più volte confermata.

Una ripresa all'insegna della continuità, fa notare non a caso l'azienda, senza dimenticare però i possibili limiti di questa scelta, ovvero una risposta a medio termine non soddisfacente del mercato che comporterebbe una nuova valutazione su produzioni e personale da impiegare. Fca spera nelle misure sollecitate da tutta la filiera dell'auto in Italia per rilanciare il settore e tra queste gli incentivi alla rottamazione acquistano un ruolo strategico (com'è già stato deciso ad esempio in Francia). Anche perché la scommessa elettrica sembra ancora lontana dal diventare una realtà.

LEGGI ANCHE Sorpresa export in Campania: + 5,2%

Di sicuro il tema dei nuovi motori resta centrale per le prospettive del gruppo. Ne sanno qualcosa gli operai dello stabilimento di Pratola Serra, in Irpinia, che nell'ambito del Piano Italia dovrebbe garantire la produzione dei motori diesel per il furgone Ducato (fiore all'occhiello della Sevel di Atessa, in Abruzzo) oltre che degli ecodiesel di ultima generazione ma sul quale si è aperta una vivace polemica circa l'opportunità di impegnare parte dei dipendenti nella produzione di mascherine anti-contagio. Per fare chiarezza sul futuro dell'impianto il ministro del Lavoro Catalfo aveva parlato di un tavolo ad hoc, coinvolgendo anche il sito di Grugliasco che vive la stessa incertezza. Ma uno dei nodi da sciogliere sembra legato soprattutto alle conseguenze della fusione Fca-Psa: c'è chi teme una progressiva marginalizzazione di Pratola Serra a vantaggio dei siti del gruppo francese. Molto dipenderà dalle prospettive del mercato che per ora, va detto, non sembra affatto voler mettere i motori diesel in naftalina.

Ultimo aggiornamento: 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA