Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Euro-dollaro a un passo dalla parità: la moneta Ue ai minimi da 20 anni

Si teme una brusca frenata della crescita europea, che potrebbe spingere la Bce alla cautela sui tassi

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Gabriele Rosana
Euro-dollaro a un passo dalla parità: la moneta Ue ai minimi da 20 anni

L’euro crolla ai minimi da vent’anni nei confronti del dollaro, attestandosi a 1,029, con i timori di una brusca frenata della crescita nel Vecchio Continente che mettono in discussione l’entità della stretta monetaria preparata dalla Banca centrale europea.

Borse europee in rosso assieme a Milano

Iri l’euro ha raggiunto valori che non si vedevano dal Natale del 2002, al termine cioè dell’anno in cui cominciò a circolare come divisa dell’Eurozona. La valuta comune - che aveva aperto la giornata a quota 1,04 - ha perso ieri l’1,2% nel cambio con il biglietto verde ed è progressivamente scivolata fino a sfondare al ribasso la soglia di 1,03 dollari, ormai quasi sulla soglia della parità con la valuta americana. Secondo un modello elaborato da Bloomberg, la possibilità che l’euro raggiunga la parità con il dollaro entro la fine dell’anno è adesso del 60%, in netta crescita del 14% rispetto ai valori stimati ancora a inizio settimana.

Energia, salgono ancora i prezzi: Pun a 362 euro/MWh

IL RIFUGIO

Quanto al dollaro, ieri la divisa americana ha accelerato la sua corsa su tutte le maggiori valute mondiali, confermandosi un rifugio sicuro di fronte alla volatilità dei mercati e ai timori di una recessione all’orizzonte che prendono forma, e a fronte della stretta già in atto o in arrivo da parte delle principali banche centrali sui tassi d’interesse pur di tenere a bada l’inflazione record. Corsa dei prezzi al consumo certificata ieri anche dall’Ocse, secondo cui a maggio l’indice è cresciuto fino a toccare il 9,6%, rispetto al precedente 9,2% di aprile, trainato principalmente dall’aumento dei costi di energia e alimentari, mettendo a segno la più imponente impennata dei prezzi dall’agosto 1988. Al termine della giornata, l’euro ha anche perso lo 0,9% rispetto al franco svizzero, chiudendo a quota 0,99251, il livello più basso dal 2015. 
A generare incertezza e preoccupare i mercati spingendoli a vendere la moneta unica, secondo gli osservatori, la considerazione che i piani di incremento dei tassi d’interesse finora discussi dalla Bce (per cominciare 25 punti base a metà luglio, poi 50 a settembre) potrebbero essere vanificati dalla recessione in vista. A confermare il rallentamento dell’economia della zona euro sono arrivati anche gli indici Pmi, ancora in espansione (52,4) seppure in calo rispetto alle attese, al minimo in 16 mesi a causa della contrazione della produzione manifatturiera e all’indebolimento dei servizi.
I mercati scommettono infatti che alla fine l’Eurotower alzerà i tassi meno del previsto, e di certo molto meno delle istituzioni omologhe come l’americana Federal Reserve, che entro fine mese si prepara a stringere ancora di 75 punti base dopo i 150 annunciati finora. 

L'euro crolla ai minimi in 20 anni sul dollaro: pesa lo spettro recessione

GLI INVESTITORI

Gli investitori, preoccupati dalla possibilità concreta che la Russia chiuda del tutto i rubinetti verso l’Europa dopo i tagli centellinati tra primavera e inizio estate, e con nuove riduzioni in predicato, sono cauti anche sul rischio “frammentazione” legato alla corsa degli spread innescata dalle ondate di vendite sui mercati dei titoli del debito pubblico dei Paesi più deboli della zona euro, come l’Italia. 
Tra due settimane, la Bce dovrebbe presentare uno scudo apposito per evitare un aumento incontrollato del differenziale tra Btp e Bund (ieri di nuovo in aumento fino a 209 punti, dopo la chiusura a 201 del giorno prima), un’ipotesi che ha tuttavia aperto alcune spaccature all’interno del consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte, con falchi come il governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, che si sono dimostrati scettici sullo scudo anti-spread, affermando che Francoforte dovrebbe invece concentrarsi sul contrasto all’inflazione.

Ultimo aggiornamento: 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA