VINCENZO DE LUCA

Reddito cittadinanza, ristoranti senza stagionali. De Luca: «Con 700 euro al mese non mi alzo alle 6»

Venerdì 14 Maggio 2021
Reddito cittadinanza, ristoranti senza stagionali. De Luca: «Con 700 euro al mese non mi alzo alle 6»

Chi ha il reddito di cittadinanza non vuole più lavorare. E manda in crisi bar e ristoranti, che in questa fase assumono ragazzi per la stagione estiva. Ma chi riceve già il sussidio dello Stato di 780 euro ci pensa due volte prima di mettersi in moto per trovare un lavoro e rinunciare all'assegno. L'allarme arriva direttamente dal mondo Horeca, il settore che si occupa di ospitalità e ristorazione: il reddito scoraggia nella ricerca di un'occupazione.

L'eco è arrivato anche in Campania, dove ne ha parlato il governatore della regione Vincenzo De Luca: «Non si trovano più camerieri e lavoratori per le attività stagionali, mi hanno detto che per questo alcune attività non riapriranno - ha detto durante una diretta su Facebook -. Bene, questo è uno dei risultati paradossali dell'introduzione del reddito di cittadinanza. Se mi dai 700 euro al mese e vado a fare qualche doppio lavoro - continua - non ho interesse ad alzami alle sei e ad andare a lavorare in una industria di trasformazione agricola».

Il settore Horeca - «C'è un problema nel problema di cui nessuno ha ancora parlato che riguarda il comparto dell'ospitalità a tavola - ha detto Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, Movimento imprese ospitalità - il reddito di cittadinanza, così come ogni tipo di sussidio, funge da deterrente occupazionale per i giovani e meno giovani, che preferiscono continuare a percepirlo e, quando si presentano ai colloqui, chiedono di lavorare in nero. In ogni caso ci pensano due volte prima di entrare o rientrare nel mondo del lavoro».

Sostegni bis, in pensione 5 anni prima: uscita anticipata con scivolo estesa ad aziende medie

Le richieste di lavoro in nero - Scoraggiati quindi anche quegli universitari (magari fuorisede) che fino a qualche anno fa cercavano lavori stagionali per poter pagare gli studi o l'affitto. «Le eventuali esperienze occupazionali degli studenti diventano irrealizzabili, perché questi ultimi chiedono di lavorare saltuariamente, senza impegno, e quindi non possono essere inquadrati - continua l'allarme -. Troppo assistenzialismo in questo senso fa male, incentiva la disoccupazione e soprattutto la richiesta di lavoro in nero, mettendo in difficoltà i piccoli imprenditori. La politica dovrebbe battere un colpo, anche perché le esperienze lavorative, come ad esempio quella di cameriere in un locale, sono formative per un giovane studente, fanno curriculum e sono considerate positivamente dalle aziende che assumono».

Il quadro quindi è chiaro: chi riceve il reddito non ha intenzione di impegnarsi per pochi mesi e si "accontenta" del sussidio canonico anziché cimentarsi come cameriere o cuoco per la stagione estiva, seppur con una paga più alta. I "giovani" (l'identikit in realtà è quello che coinvolge la fascia 30-35 anni) preferiscono trovare dei lavori occasionali, magari nei weekend, e soprattutto in nero per poter arrotondare quanto percepito dal reddito. Una grana non da poco per Anpal e per chi raccoglierà l'eredità della gestione Parisi. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA