La linea anti diseguaglianze del Tesoro «Vanno garantiti stessi servizi per tutti»

Giovanni Tria
di Andrea Bassi

Più che colmare le diseguaglianze tra Nord e Sud il regionalismo differenziato rischia di cementificare le distanze. E di allargarle. Un film già visto con il federalismo fiscale che, rispetto al progetto spacca-Italia, partiva da un impianto decisamente più equo, che prevedeva addirittura per il Mezzogiorno una «perequazione infrastrutturale». Una legge che però nei fatti è stata largamente disattesa.

A spiegare cos'è che è andato storto con il federalismo e quali sono gli errori che si rischiano di ripetere con il regionalismo differenziato di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, è stato il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella sua audizione tenuta a cavallo di Pasqua davanti alla Commissione bicamerale per il federalismo fiscale. Tria ha ricordato che la legge 42 del 2009, quella della famosa devolution prevedeva la copertura «integrale» della differenza tra le entrate e le spese standardizzate per le funzioni riconosciute come fondamentali, ossia sanità, assistenza e istruzione. La traduzione è abbastanza semplice. La si può capire guardando i numeri nelle tabelle allegate all'audizione di Tria. Prendiamo la Basilicata, per esempio. La spesa storica delle funzioni fondamentali è di circa 442 euro per abitante. Quella standard, quella cioè considerata il minimo indispensabile per erogare i servizi è di 468 euro. Ma la capacità fiscale della Basilicata, ossia le risorse che riesce a raccogliere sul suo territorio attraverso le tasse sono di 268 euro. Insomma, la Regione dovrebbe essere aiutata con trasferimenti per altri 200 euro.

La verità, ha spiegato Tria nel suo intervento, è che anche questi numeri lasciano il tempo che trovano. Questo perché lo Stato è venuto meno ad un suo compito fondamentale, sancito dalla stessa Costituzione: fissare i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Che significa? Significa che prima di stabilire quanto un Comune o una Regione è giusto che spenda per un servizio (la spesa standard) è necessario definire le caratteristiche di quel servizio. Nell'istruzione, per esempio, se gli alunni hanno tutti diritto ad avere lavagne digitali, palestre, aule di una certa dimensione, un certo rapporto alunni insegnanti e così via. Se non si stabilisce prima cosa va garantito è difficile dire quante risorse sono necessarie per finanziare quel servizio. «I Lep», ha spiegato Tria, «non risultano definiti se non limitatamente al settore sanitario, con la conseguenza che manca il punto di riferimento per la definizione del giusto livello di risorse per ciascun ente». La conclusione di Tria è netta. «L'assenza dei Lep», secondo il ministro, «rende poco agevoli le scelte per il progressivo abbandono del criterio della spesa storica, in favore del criterio dei fabbisogni e delle capacità fiscali standard».

Anzi, tutti gli sforzi compiuti dalla Commissione sui fabbisogni standard, dalla Conferenza Stato-Città e dalle Commissioni parlamentari «hanno fatto prevalere in questi anni l'esigenza di limitare gli effetti redistributivi del nuovo sistema». Detto in altri termini, chi aveva tanto ha continuato a ricevere tanto, e chi aveva poco a ricevere poco.
Questo difetto, non da poco, potrebbe riprodursi aggravato nelle intese per il regionalismo differenziato di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. In quelle intese i Lep vengono solo marginalmente citati. Ancora una volta, insomma, non si parte dalla qualità dei servizi da garantire a tutti i cittadini, ma si passa direttamente a parlare di risorse. Con dei meccanismi alla Robin Hood al contrario, che toglierebbero alle Regioni meno ricche per dare a quelle che già hanno di più. Nelle intese è previsto, prima ancora del passaggio al meccanismo dei fabbisogni standard, l'uso del metodo del costo medio pro-capite. Significa che chi spende meno della media nazionale (Veneto e Lombardia), deve arrivare almeno alla media, mentre, di contro, chi è sopra media si vedrebbe tagliare le risorse. E tutto a prescindere dalla qualità dei servizi erogati. Un sistema destinato ad allargare la forbice tra il Nord e il Sud.
 
Venerdì 3 Maggio 2019, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 03-05-2019 12:36
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP